Il ragazzo dell’aeroporto risponde a Chiara

Alessandro, il ragazzo tanto cercato da Chiara tramite una lettera al sindaco di Alghero, ha deciso di usare blogamarì per rispondere alle belle parole della 24enne.

Ignazio Caruso

Ignazio Caruso

Di sana e robusta costituzione. Docente Lettere, blogger, mancino e juventino a tempo indeterminato.
Ignazio Caruso

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Cara Chiara,

Innanzitutto, ti ringrazio per le bellissime parole anche se, effettivamente, si basano su un giudizio fatuo dato alla mia apparenza estetica, un’impressione superficiale del tutto approssimata, insomma, su un semplice e discutibile pregiudizio. E io odio i pregiudizi. Lo dico subito, a scanso di equivoci: non rivelerò il mio vero nome. Se esiste ancora un briciolo di privacy in questo mondo, ci tengo a mantenerla e il caso mediatico che hai montato mi ha già creato non pochi disagi. Primo fra tutti, il non poter più usare la mia “giacca cammello adidas” – con il quale acchiappavo di brutto, e tu ne sei la dimostrazione – e le “gazzelle vinaccia”. Hai, nei fatti, dato il via a una caccia all’uomo che probabilmente mi costringerà a emigrare in Argentina come un nazista dopo la seconda guerra mondiale.

Ma non è tutto. Se proprio lo vuoi sapere, quelle gazzelle vinaccia mi fanno cagare, e le ho messe quel giorno solo perché le mie scarpe solite, quelle preferite, le ho rovinate il giorno prima a una festa fantastica dove ho conosciuto una ragazza bellissima e me ne sono innamorato – e la cosa, a differenza del tuo caso, è reciproca –. Preciso che non mi chiamo Alessandro, nome che, per altro, non mi piace, anche se gli riconosco una nobile valenza storica e immagino che tu, nel racconto di me che hai fatto a te stessa, probabilmente avresti amato qualcuno con quelle caratteristiche. Detto ciò, non capisco come tu possa affibbiare un nome a una persona, così, da un secondo all’altro: lo trovo un atteggiamento puerile. Non sono mica un cane, che lo chiami Black (o Nerone) solo perché è nero.

A dirla tutta, mi sono accorto dei tuoi sguardi mentre eravamo in fila per entrare ai gates. D’altronde, come avrei fatto a non notarti? “Lo vedo agitarsi, aspettare impaziente, alzarsi, guardare verso il bar, controllare non so cosa per qualche minuto ancora e poi andare via”. E ci credo! Non mi hai praticamente levato gli occhi di dosso neanche per un secondo, tant’è che a un certo punto ho cominciato a sospettare tu fossi un’agente della CIA, o quanto meno della Guardia di Finanza, che, in incognito, interpretava il ruolo di una ingenua ragazza alle prese con un colpo di fulmine. Te lo dico sinceramente: cambia strategia. Mi hai preso male dopo dieci secondi e neanche ci conoscevamo. Se provo a immaginare una vita, anzi, neanche una vita, un mese o forse anche una serata insieme a te sento già mancare l’aria, il peso delle manette sui polsi, la stretta del giogo intorno al collo. Solamente i toni usati nella tua lettera mi provocano un calo della libido tale che mi ecciterebbe di più infilare il pene all’interno di un bidone dell’umido. Ma poi, l’idea della lettera al sindaco. Parliamone.

Chiara, io non so in quale mondo tu viva. Non so in quale città. E non so neanche di che cosa si occupi il sindaco del tuo comune. Quello che ancora mi lascia basito, la domanda alla quale non ho ancora trovato una risposta sensata e appagante, il dubbio che, lo dico sinceramente, un po’ mi inquieta è questo: come cazzo ti è venuto in mente? Gettare un tuo sentimento in pasto a giornalisti, persone, blogger a cui non importa niente di te, ma sono solo interessati a fare visualizzazioni. Numeri. Io penso che noi tutti, come civiltà occidentale, dovremmo fare profonde riflessioni su questo caso. Un tempo i sindaci erano rispettati, non li si cercava per cazzate come questa, al massimo gli si implorava in ginocchio un lavoro in Comune. Come siamo arrivati a questo punto? Capisco finanche le buche sulle strade – «Sindaco la città è pieno di buchiii!!!11!!!1» – ma la lettera d’amore, questa non la capisco.

Chiara, io non potrei mai stimare una persona che manda un messaggio del genere al sindaco di una città. Figuriamoci se la potrei amare. Pensi veramente che io mi faccia vivo dopo tutto questo? Ma neanche per il cazzo. Neanche se fossi la figlia di un magnate russo. Chiara, ti do un consiglio: dimenticami. L’amore della tua vita arriverà. E il bello è che non te ne accorgerai nemmeno.


LA LETTERA DI CHIARA AL SINDACO


LA RISPOSTA DI CHIARA A QUESTA LETTERA


 

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