Aiuti per i gatti zingari, ma nessuno pensa all’Hotel Gattalogna?

Aiuti per i gatti zingari, ma nessuno pensa all’Hotel Gattalogna?

Riceviamo e pubblichiamo una lettera di protesta firmata da un gatto algherese.


Carissimo Blogamarì,

A scrivere questa lettera è un onesto gatto algherese che va tutti i giorni al lavoro e, sempre tutti i giorni, cura la sua igiene personale esplorando le proprie parti intime a colpi di lingua. I miei padroni mi trattano molto bene e non mi posso lamentare, anche se a furia di mangiare crocchette non riesco più a balzare dal letto alla lettiera con la stessa agilità di quando sono stato adottato. Ma veniamo al dunque.

In questi giorni, navigando su Facebook – il mio padrone è talmente scemo che mi ha creato un account – ho potuto seguire la vicenda dello sgombero degli umani chiamati zingari dal campo sosta dell’Arenosu. Ho potuto notare, oltre al fatto in sé, la reazione alquanto indispettita degli altri umani nel vedere dei loro simili sottratti da una condizione di disagio e instradati verso l’integrazione o quantomeno verso una vita più dignitosa. E posso senz’altro dire che hanno ragione! La stessa ingiustizia è perpetrata anche nel nostro mondo animale, ma siete sempre voi umani i colpevoli.

È nato infatti, sempre su Facebook, un gruppo di aiuto per i gatti zingari rimasti nella pineta. Associazioni di volontari si sono messe al lavoro per offrire a questi gattacci aiuto, cure, sterilizzazioni, cibo. Gli appelli degli operatori sono tragicamente buonisti:

«Vi mostriamo alcune foto, non riescono a trasmettere la realtà che si vive andando là. Abbiamo bisogno di aiuto, cibo, lettiere, donazioni per le cure di alcuni di loro. Abbiamo bisogno di condivisioni, il messaggio deve arrivare. Siamo disperate, vi chiediamo di aiutarci».

Io mi chiedo come si possano aiutare dei gattacci che non si sa da dove vengono e che amano sguazzare nella rogna. Ma li avete visti? Sono grossi almeno quanto me, da dove prendono tutto quel cibo? È ovvio che lo rubano, visto che non fanno niente dalla mattina alla sera, al contrario di noi laboriosi gatti cittadini. Il fatto che delle istituzioni si siano messe in moto per aiutarli, ci fa davvero drizzare il pelo.

Per questo mi chiedo: ma come si può? E i gatti algheresi? I poveri gatti algheresi che ormai da anni vivono nell’Hotel Gattalogna? Nessuno pensa a loro?

Catalani da generazioni – anzi Gattalani, come ricorda anche il toponimo, anzi gattonimo (questa la tagliamo) – i ventidue  – secondo l’ultimo censimento – gatti del Gattalogna vivono in condizioni pietose, misere, sciagurate. Senza luce, senza acqua corrente, costretti ad allevare i propri gattini in ambienti fatiscenti, finora sono riusciti ad andare avanti grazie all’aiuto di altri gatti e di qualche umano che fortunatamente si è accorto di loro. Avete idea di cosa significhi per un gatto vivere in riva al mare? Magari per un umano questa potrebbe essere una soluzione auspicabile, desiderabile; per un gatto, manco per niente! Sanno tutti che noi odiamo l’acqua e il freddo. In più i gattalani vivono con la paura costante degli attacchi canini, quando va bene, e delle mostruose e ferocissime pantegane della Muralla, quando va male. L’Hotel Gattalogna è un lager, e c’è chi vorrebbe addirittura cacciarli da lì!

«Perché non si trovano un lavoro, come tutti i gatti normali?» dicono alcuni, dimenticando la grave crisi economica che li ha obbligati a occupare un luogo pubblico e fare del lamentarsi un lavoro. Altri, invece, li criticano perché qualcuno di loro avrebbe dei vizietti e giocherebbe troppo con i gomitoli. Ma provate voi a stare tutto il giorno senza far niente.

Per questo io mi chiedo: avete aiutato i gatti zingari, ma quando qualcuno aiuterà finalmente i poveri e bisognosi gatti gattalani dell’Hotel Gattalogna?

Cordiali saluti,

Mentegatto Algherese.


Commenta

commenti