Avanti il prossimo

L'integrazione in Sardegna.

Ignazio Caruso

Ignazio Caruso

Di sana e robusta costituzione. Docente Lettere, blogger, mancino e juventino a tempo indeterminato.
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– Avanti il prossimo! Lei è?
– Olarenwaju Igboananike.
– Come scusi?
– Olarenwaju Igboananike.
– Cominciamo bene…Qual è il nome e qual è il cognome?
– Olarenwaju è il nome.
– Ah. E come si scrive?
– O…L…A…
– No, no, senta. Facciamo qualcosa di più semplice.
– Tipo?
– Tipo…uhm…che so…Mario? No, no, troppo italiano. Ci vuole qualcosa di più tradizionale…Gavino le va bene?
– Gavino? Non saprei…
– Sì, sì, facciamo Gavino. Gavino Igboananike.
– Suona un po’ male.
– Già. Cambiamo anche il cognome.
– Se proprio dobbiamo…
– Dobbiamo. Legga e scelga tra questi tre.
– Puddu…Porcu…Cossu.
– Sì. Quale le piace?
– C’è qualcosa che non finisce per U?
– Prego? Ma lei si vuole o non si vuole integrare?
– Veramente io vorrei andare in Francia. Comunque ok, vada per Puddu.
– Perfetto. Gavino Puddu. Allora, signor Puddu, cominciamo con l’intervista. Cosa la porta qui in Sardegna?
– La guerra civile, il terrorismo, la fame.
– Ed è venuto in Sardegna?
– Più che altro sono scappato dalla Nigeria.
– Senta, non possiamo scrivere così. Non sono motivazioni sufficienti.
– Ma come? Siamo due milioni e mezzo di sfollati.
– Sì, sì, capisco, ma non sappiamo neanche dov’è la Nigeria. Dunque, mi dica, cosa la porta qui in Sardegna? Cosa le piace di quest’isola meravigliosa?
– Beh, ancora non so molto…
– Il mare le piace?
– Insomma, dopo il viaggio sul barcone…
– Ma come? Non le piace il mare? E che ci fa qui? Dunque…mi faccia pensare…Il maiale? Il maialetto arrosto le piace?
– Non proprio.
– Neanche se cotto sotto terra come vuole la tradizione?
– A dire la verità, sarei musulmano.
– Musulmano? No, no, guardi, stiamo andando male. Facciamo così, qui scrivo “cristiano cattolico non praticante”. D’accordo?
– Ma non posso rinnegare la mia fede!
– Senta, signor Puddu, se vuole essere integrato è necessario fare qualche rinuncia. Detto tra noi, non si preoccupi troppo: in tanti dicono di essere cristiani, ma è solo una formalità.
– Una formalità?
– Esatto. Scriviamo “cattolico”. Nella sua stanza e nella sua testa poi faccia quello che vuole…
– D’accordo.
– Benissimo, signor Puddu. Proseguiamo. Dunque, lei parla il sardo?
– Il sardo? Quale sardo?
– Signor Puddu, non faccia l’impertinente, adesso. Il sardo, la nostra lingua!
– Chiedo scusa, ma quando sono sbarcato a Cagliari parlavano un’altra lingua rispetto a questa.
– Beh, in effetti a Sassari è un po’ di verso. Comunque, la iscrivo a un corso di Limba Sarda Comuna. Fra sei mesi sosterrà un esame. Ha capito?
– Ho capito.
– Bene. Andiamo avanti. Allora: se sente qualcuno criticare alcuni aspetti della Sardegna, lei cosa fa?
– Uhm…Valuto con obiettività se le critiche sono giuste o sbagliate e rispondo con argomentazioni oggettive?
– No! Non ci siamo proprio! Signor Puddu, vuole essere un vero sardo sì o no? Lasci che le spieghi: se qualcuno prova a muovere qualche critica, anche se giusta e sacrosanta, lei comunque si dovrà arrabbiare tantissimo e dovrà intervenire insultando e minacciando la persona in questione. D’accordo?
– D’accordo. Magari lo accuso anche di razzismo!
– Bravissimo, signor Puddu! Vedo che comincia a capire. Passiamo alla prossima. Che cosa la fa indignare maggiormente: 1. Molti tratti di costa sono vittima di speculazione edilizia e turismo non sostenibile. 2. Intere aree dell’isola sono adibiti a servitù militari. 3. Autunno in Barbagia non è stata inserita all’interno del Patrimonio Unesco.
– Mi faccia pensare…sarei indeciso tra la 1 e la 2.
– No, no, no e no! Signor Puddu, le basi! Le basi!
– Le basi NATO?
– Ma no! Proprio non capisce! È ovvio che la questione più grave sia il fatto che l’importanza delle nostre tradizioni millenarie non sia riconosciuta a livello mondiale!
– Va bene, va bene! Vada per la 3.
– Bravo! Vede che se ragiona alla fine non è messo così male. Senta, un’altra domanda: cosa le piacerebbe fare qui in Sardegna?
– A essere sincero, mi piacerebbe studiare.
– Prego?
– Studiare. Prendere un diploma, magari anche una laurea.
– Ahahah! Signor Puddu, questa è bella!
– Ma non era una battuta…
– Oh, invece sì! Signor Puddu, se vuole avere qualche speranza di essere integrato, sappia che da lei, i sardi, quelli veri, si aspettano solo una cosa.
– Mi scusi, ma che cosa?
– Che faccia i lavori più umili e faticosi, quelli che i sardi non vogliono più fare!
– Ah…Non lo sapevo. Beh, mi potrei adattare, d’altronde…
– Ma certo! E poi ci siete abituati, no? O vuole per caso tornare in Negronia?
– Nigeria.
– Sì, va bene, Nigeria! Fa il pignolo?
– No, no, ci mancherebbe.
– Bravo, signor Puddu. Lei per noi è una risorsa! Un po’ come le nostre pecore! E adesso un’ultima domanda: se dovesse descrivere i sardi con un aggettivo, quale userebbe?
– Non saprei…Testardi forse?
– Testardi? Ma come si permette?
– Chiedo scusa, ma sa, lo sento spesso in giro…
– I soliti luoghi comuni di cui noi sardi siamo vittime! Ci pensi bene, signor Puddu, non ha notato niente da quando è sbarcato in Sardegna? La terra che lo ha accolto, che le sta dando un’opportunità, che la sta inserendo all’interno della sua millenaria cultura?
– Ma, veramente…
– Signor Puddu, la risposta giusta è OSPITALI! Noi sardi siamo ospitali!
– Ospitali? Ma qualcuno aveva messo una bomba nel centro dove stavo fino all’altro giorno.
– Signor Puddu, sta forse muovendo qualche critica? Sputa nel piatto dove mangia? O meglio: dove vorrebbe mangiare?
– No, no, per carità. Ospitali! Certo! I sardi sono ospitali! E io farò i lavori umili. E imparerò Sa Limba Sarda Comuna e a cucinare il maialetto!
– Bravo, signor Puddu, così mi piace! Ospitali, si ricordi!
– Lo terrò a mente.
– Benissimo. Direi che per oggi può andare, ci risentiremo la prossima settimana per valutare i suoi progressi con Su Ballu Tundu.
– Mi eserciterò a dovere! Arrivederci.
– Arrivederci. Avanti il prossimo!


 

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