E se Briatore, quando parla della Sardegna, avesse ragione?

Siamo abituati a scandalizzarci per le parole di questo personaggio. Pochi giorni fa ha detto che “In Sardegna non si vuole fare turismo” e che gli amministratori non capiscono granché di turismo. E se avesse ragione lui?

Claudio Simbula

Claudio Simbula

Blogger, pubblicista, bipede. Scrivo per Wired.it, Iosperiamoche.it, Blogamarì, AlgheroEco.com.
Provo interesse per troppe cose.
Se c’è qualcosa che sogni di fare, comincia a farla.
Claudio Simbula

«I sardi vogliono fare i pastori, non turismo»

Questa è una delle frasi pronunciate da Flavio Briatore pochi giorni fa.

Accompagnata da altre, come«L’80% degli amministratori non ha mai preso un aereo e non capisce nulla di turismo»

Briatore ci ha abituato a queste sparate. È un personaggio ambiguo, che non guarda in faccia nessuno e a cui piace far parlare di sé.

Le sue parole sono spesso arroganti, caustiche, difficilmente condivisibili.

Non credo di essermi mai trovato d’accordo con lui.

Però… E se questa volta avesse ragione?

Mi sono sorpreso a chiedermelo. Sembra assurdo, per me, pensare di arrivare a condividere un pensiero di Flavio Briatore. Eppure, sono tentato dal farlo.

Più semplicemente, sono deluso. Deluso dalla Sardegna, o meglio dal modo in cui la Sardegna è gestita (la Sardegna, alla fine, che potrebbe fare: è giusto un insieme di sassi e terra, un’isola, un’idea).

Generalizzare è sempre sbagliato, ci sono realtà eccellenti anche in Sardegna… Ma, in generale, manca quello scatto, quella programmazione e quel progetto reale e concreto che potrebbe davvero rendere quest’isola una delle isole più famose al mondo. Ancora di più rispetto alla dimensione attuale.

Perché le potenzialità turistiche, sia chiaro, ci sono tutte. Bisognerebbe solo avere più entusiasmo, consapevolezza, educazione (inteso come cultura del turismo) e PROGETTAZIONE. Lo scrivo in maiuscolo, perché è fondamentale.

Briatore dice che i sardi non vogliono fare davvero turismo. Dice che quest’isola ha un problema di collegamenti aerei e navali che non viene risolto. Dice che gli amministratori locali sono spesso ignoranti in materia di turismo, non conoscono il fenomeno e non hanno viaggiato per approfondirlo.

Generalizza, solo per provocare.

Eppure, mi sono chiesto: se queste cose le avesse dette un altro, che effetto avrebbero avuto?

Facciamo un esperimento con delle dichiarazioni inventate, che riportano i concetti espressi da Briatore.

 

«La Sardegna è una destinazione gestita davvero male: un’isola splendida, che non riesce ad attrarre turisti come potrebbe e dovrebbe. Sembra quasi che in Sardegna non si voglia fare turismo» Giorgio Armani, stilista e imprenditore

 

«I sardi vivono in un’isola ma è come se non lo considerassero un problema per i potenziali turisti. I collegamenti per questa bellissima località sono troppo costosi, sia quelli aerei che quelli navali. Ci sono dei monopoli che durano da decenni e il problema non è ancora stato risolto completamente. Chissà se lo sarà mai» Alessandro Benetton, imprenditore

 

«Il problema della Sardegna è che è amministrata da persone che spesso non capiscono nulla di turismo e non hanno nemmeno viaggiato abbastanza per avere esperienze, confronti e paragoni utili a capire meglio cosa fare e come comportarsi» Gianni Morandi, artista

 

Se questi concetti non li avesse espressi Briatore, che reazioni ci sarebbero state?

In quanti li avrebbero condannati? In quanti li avrebbero condivisi?

Queste parole, per quanto possano far male ai sardi, non sono distanti dalla realtà. Anzi, sono molto rappresentative.

Il fatto che Briatore tocchi questi temi può far storcere il naso. Sergio Zuncheddu, presidente dell’Unione Sarda, ha pubblicato una lettera dove si scaglia contro le critiche pronunciate dal manager.

Ma la Sardegna continua ad avere gli stessi problemi da decenni. Ad esempio, quello navale attualmente non è un monopolio ma un oligopolio, ma i risultati cambiano di poco. Poi potremmo parlare di collegamenti aerei, marketing, promozione, trasporti interni… Insomma, i cambiamenti di cui ci sarebbe bisogno vanno troppo lentamente.

E mi viene da pensare che, se questi concetti li avesse espressi un’altra persona, con un’altra autorevolezza, forse si sarebbe aperto un dibattito più serio.

Allora, perché no: parliamone, perché c’è molto da dire. E iniziamo a stendere un progetto serio, condiviso, partecipato e intelligente, che coinvolga i comuni e la Regione intera.

Che, come si dice qui, sarebbe anche ora.


 

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