Caro Franz: intervista all’autore del post “Cara Sardegna”

Il post di Franz Vitulli, con le critiche alla Sardegna per mancanza di Wifi, POS e altro, è diventato tema di discussione per settimane. Lo abbiamo intervistato, per capire meglio cosa intendesse dire con il suo articolo.

Claudio Simbula

Claudio Simbula

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Claudio Simbula

Nelle ultime settimane non s’è parlato d’altro. Il post “Cara Sardegna” ha suscitato clamore, critiche, indignazione. Da Medium ai quotidiani cartacei locali e le bacheche Facebook di migliaia di sardi (e non solo), il passo è stato breve.

Potere del web, o potere di un messaggio forte, che ha suscitato tante reazioni.

Ma l’autore, Franz Vitulli, cosa voleva dire davvero? Intendeva criticare e basta, avviare una riflessione, invitare la Sardegna a svegliarsi?
E i sardi, devono indignarsi o pensare a quello (di meglio) che si potrebbe fare?

Ne abbiamo parlato direttamente con lui. Ecco cosa ci siamo detti (con un’intervista condotta via Telegram).

 

Claudio: Ciao Franz! Qui Claudio, come va?

Franz: Ciao, benone grazie, tu?

C: Bene, giornata intensa ma bene. Sei in Sardegna?

F: In aeroporto.

C: Stai usando il Wifi dell’aeroporto, o una connessione personale?

F: Connessione personale per il momento.

C: Ho letto il tuo post, come tante migliaia di persone. Immaginavi che avrebbe avuto così tanto risalto?

F: Così tanto risalto… No. Però nel momento in cui ho cliccato il tasto “pubblica” immaginavo che il post avrebbe avviato diverse conversazioni.

C: E infatti così è stato. Posso chiederti quale fosse la tua volontà, il motivo che ti ha spinto a scrivere il post?

F: Ho voluto rendere pubblico il mio punto di vista da viaggiatore forse diverso da quello tipo che la Sardegna ospita di solito, facendo notare a chiunque avrebbe letto il mio post che sarebbe bastato poco, qualche miglioria ignorabile da chi non la necessita, per fare in modo che la mia categoria di viaggiatore potesse annoverare la Sardegna tra le sue destinazioni tipiche.

C: Una semplice osservazione, dunque. Nessuna volontà di “insegnare ai sardi come si faccia turismo” o come si dovrebbe gestire la vita in Sardegna?

F: No, nella maniera più assoluta. Le critiche che ho avanzato, infatti, sono circoscritte a tre ambiti molto precisi, che esulano dal concetto di turismo stesso: trasparenza con le case, Internet, POS. Auspici, non lezioni.

C: Alla fine del tuo articolo scrivi che la costa sarda, a parte la Costa Smeralda, sta ancora negli anni 80-90: niente Wifi, niente POS e niente menu per vegetariani (a Ferragosto). Non ti è sembrato di generalizzare un po’?

F: Può sembrare, ma se ci pensiamo bene stiamo parlando di una località che ha, a tutti gli effetti, l’ambizione di essere una meta turistica, per quanto piccola e di nicchia. Ho visto servizi ai turisti, ho visto turisti, ho sentito parlare diverse lingue tra la gente. Se da un lato sì, quello che ho scritto può sembrare una generalizzazione sommaria, dall’altro non c’è nulla che mi dica che quella non sia un’espressione rappresentativa di un’area che, per certi versi, sembra ancorata a un solo tipo di turismo, quello che esiste da più anni, e non sta ascoltando le istanze di chi invece potrebbe starci per più tempo, a fronte delle piccole migliorie di cui parlavo nell’articolo. Persone come me e come tanti nella mia posizione (lavoratori in remoto, freelance etc) vent’anni fa erano molti di meno, e tra vent’anni potrebbero essere molti di più.

C: Hai letto le reazioni al tuo post, sia sui social media che su altri blog?

F: Sì, ho seguito molto attentamente i dibattiti su Facebook, Twitter, Medium, e alcuni blog che mi hanno dedicato alcune lettere di risposta, e ho cercato di rispondere a tutte le obiezioni che mi sono state mosse.

C: Puoi farmi un esempio di una tua risposta a una reazione a un commento che ti ha colpito?

F: In generale, una delle reazioni più comuni che mi ha colpito è la citazione continua sulla Sardegna terra di natura incontaminata e selvaggia, come se quello che chiedevo io l’andasse a compromettere. Ho sempre cercato di puntualizzare che più Internet e più metodi di pagamento non comprometterebbero nulla, ma purtroppo il dare per scontato che io, da persona entusiasta della modernità (“tecnopositivista”, come sono stato definito in un’occasione), sia automaticamente a favore di centri commerciali, resort esclusivi e McDonald’s ovunque, è stato un approccio non così raro. E non c’è nulla di più lontano da quel che auspico per la Sardegna!

C: Hai letto qualche commento a proposito del “volersi conformare”?

F: Si, e non lo condivido. Sono, per l’appunto, centri commerciali tutti uguali a standardizzare tutto. Se un bar autentico che è lì dagli anni 70 mi permettesse di pagare con carta (non solo un caffè da 1euro) e mi consentisse di navigare con la propria rete Wifi, non si starebbe conformando, standardizzando o snaturando. Wifi e POS sono pura tecnicalità. Si snaturerebbe se offrisse flat white, cupcake e whiskey che trovi ovunque per il puro obiettivo di strizzare l’occhio al cliente internazionale, anziché cappuccini, paste, mirto e altre specialità tipicamente sarde.

C: A proposito, se sapevi già di avere determinate esigenze tecniche (ad esempio Wifi) come mai hai scelto Orosei, che ha ancora molto da fare in quanto a servizi, e non altri luoghi più attrezzati in cui soggiornare? (domanda suggerita da Michele Vargiu)

F: Perché ho cercato un po’ all’ultimo momento, e ho cercato più o meno esaustivamente per tutta la costa dall’estremo nord-est dell’isola fino all’Ogliastra. Quella a Orosei si era rivelata la prima casa in cui il padrone si è comportato in maniera trasparente sin dal principio (senza alcuna richiesta di uscire dalla piattaforma AirBnb), per cui non me la sono lasciata sfuggire.

C: Ti aspettavi comunque di trovare i servizi da te desiderati anche a Orosei?

F: Non mi aspettavo di trovare difficoltà a pagare (e non un caffè al bar, bensì pizzerie dove avere un conto superiore a 100 euro non è così difficile se non ci vai in tre persone), non mi aspettavo di sentirmi dire “Qua non abbiamo neanche il telefono” alla mia semplice domanda “Avete il Wifi?”. Però mi è sembrata tutt’altro che un’area poco attrezzata, soprattutto in relazione al fatto che in molti mi hanno detto che dopotutto non c’era da aspettarsi molto. Ed è anche questo che mi ha spinto a scrivere quella lettera: nella mia testa Wifi e POS rappresentavano il centesimo che mancava per fare il milione.

Quanto alla trasparenza tra padroni di casa e inquilini, quello è uno step precedente (visto che è nato tutto da quando stavo ancora cercando), e quella me l’aspetto sempre e comunque, qualunque sia l’area geografica, qualunque sia la piattaforma usata.

C: Visto che sapevi di poter avere l’esigenza di usare internet, non avresti potuto, per esempio, portare con te una chiavetta 3-4g ed evitare qualsiasi problema, o usare il tuo cellulare come hotspot?

F: Si, ma è un po’ come guardare al dito anziché alla luna: il punto non sono io, è l’ambiente intorno a me. Il Wifi, per un bar, è un servizio collaterale che tantissimi bar oggi come oggi offrono, e che può spingermi a entrare, sedermi, consumare, pagare. Preferirei investire in un’attività imprenditoriale del luogo (il bar, per l’appunto), anziché in chiavette, router wifi, etc. che finirei per usare solo in casa. Anche perché sono stato accusato di essere “tirchio” perché non volevo spendere in un piano dati, quando invece sono ben felice di sedermi in un bar e pagare più di una semplice consumazione (cosa che sul piano economico alla lunga costa di più).

C: In tutto questo, hai trovato qualcosa di positivo nella tua permanenza in Sardegna?

F: Scherzi? Tantissimo. Quello che ho sempre trovato. Tutto, tranne le tre cose che ho evidenziato. Ambiente fantastico, panorami, profumi, cibo squisito, ospitalità e accoglienza al massimo, capacità di instaurare rapporti umani che raramente ho trovato altrove.

C: In futuro, tornerai in Sardegna? E la consiglieresti a un amico o collega per delle vacanze?

F: Certo. Mia moglie è sarda e la sua famiglia vive lì. Ci tornerò e continuerò a visitarla e conoscerla. Di solito ogni volta che torno in Sardegna cerco di visitare almeno un posto che non ho mai visto. Per la prossima volta spero di riuscire a visitare il sud dell’isola, che – a parte Cagliari, dove sono stato appena qualche giorno – non conosco ancora.

Per le vacanze la consiglierei a chiunque. Per il tipo di viaggio che io faccio di solito (ovvero lavorando in mobilità) consiglierei di cercare bene e documentarsi in anticipo, per non incappare nelle mancanze di cui mi sono lamentato io.

C: Franz, è stata una bella chiacchierata. Grazie del tuo tempo.

F: Grazie a voi!

 

Un’opinione che vuole aiutare a riflettere su delle opportunità da cogliere. Nessun insegnamento, nessun diktat o critica gratuita verso la Sardegna e i sardi, ma solo un invito a fare qualcosa per accogliere una nuova categoria di turisti, se si vuole.

Ecco il senso del post di Franz.

Voi che ne pensate?

Scriveteci nei commenti o sulla nostra pagina.

Wifi permettendo, naturalmente.


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