Centomila euro per doppiare i cartoni in sardo, ecco tutti i retroscena

Con l'approvazione della Finanziaria 2017, la Regione Sardegna destinerà 100mila euro per finanziare il doppiaggio in lingua sarda dei cartoni animati. In esclusiva su Blogamarì, tutti i retroscena della decisione.

Ignazio Caruso

Ignazio Caruso

Di sana e robusta costituzione. Docente Lettere, blogger, mancino e juventino a tempo indeterminato.
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Il presidente è nel suo ufficio insieme ai suoi consiglieri più fidati. Discutono del futuro dell’isola. Improvvisamente, un uomo entra come se fosse arrivato in ritardo alla presentazione della macchina che trasforma la merda in oro.

«Ragazzi, ragazzi! – urla, sventolando dei fogli – Bella storia, ci sono avanzati centomila euro».

Dall’ufficio si alza un coro di esclamazioni: «Minchia! Azz! Bravi ragà! Così ne sappiamo! Lascia perdere! Un brindisi a noi! Potenti possiamo essere?!» E così via.

Il clima di giubilo dura qualche secondo, poi i calici si abbassano, i sorrisi si spengono e gli occhi si crucciano. Punti interrogativi sorgono dalle teste degli uomini.

«E ora cosa ne facciamo?»

«Bella domanda».

«Questo è un gran problema».

«Certo che, però, colleghi: una manovra da sette miliardi e mezzo e ci facciamo avanzare centomila euro» dice uno. E subito tutti: «Ma come cazzo si fa?», «In effetti…», «Ma chi li ha fatti i conti?» si chiedono.

«Io no». «Io neppure». «Io ero alle Mauritius». «Non guardate me: io ho fatto il classico».

E mentre ognuno lancia la patata bollente addosso al proprio vicino, il presidente osserva la scena in silenzio, fissando dritto la foto a grandezza naturale dei Giganti di Mont’e Prama che campeggia sulla parete dell’ufficio.

«Insomma, volete fare silenzio! – irrompe, scattando come un fumogeno dalla curva degli sconvolts – Siete degli idioti, cazzo! Ma per cosa vi pago? Anzi, per cosa vi pagano? Sono mesi che lavoriamo a questa finanziaria e oggi, pochi giorni prima che venga approvata, saltano fuori questi centomila euro! E adesso che cazzo si fa?»

«Ha ragione presidente». «Ci scusi». «Sembra quando ti avanza il resto del caffè – prova a sdrammatizzare qualcuno – ce li giochiamo alle macchinette?». Tutti ridono.

«Basta, cazzoni! – sbraita il presidente, sbattendo i pugni sulla scrivania – Nessuno uscirà da quest’ufficio finché non avremo trovato una soluzione! Ditemi: Come li spendiamo? Come! Cazzo! Li! Spendiamo!»

Nell’ufficio piomba il silenzio.

Poco dopo, qualcuno alza la mano. «Spara», dice il presidente.

«Potremmo riparare il tetto di una scuola. Oppure comprare un bel po’ di carta igienica».

«Alla scuola abbiamo già dato troppo! E se non ti piace quella pubblica, porta i tuoi figli in quella privata», gli risponde uno.

Poi un altro: «Ragazzi, guardiamoci in faccia: non saranno certo questi centomila euro a risolvere il problema dell’edilizia scolastica».

«Già», «Ha ragione», «Giusto», dicono tutti.

Il presidente li guarda. Accende una sigaretta. «Proposta scuola: bocciata! – sbotta, fissando la copertina del dvd di Bandidos e Balentes sulla sua scrivania – Altre idee del cazzo?»

«Qualcosa ci sarebbe, presidente. Si potrebbe acquistare quel nuovo macchinario per l’ospedale, si ricorda? Oppure fornire qualche barella e letto in più».

«Ospedali…– pensa ad alta voce il presidente, fumando – ospedali…Non mi convince».

«Non fanno notizia, presidente», osserva uno. «Al massimo un trafiletto sulla Nuova Sardegna. Chi se ne fotte?».

«Già», «Ha ragione», «Giusto», dicono gli altri.

«Si fottano gli ospedali! – grida il presidente, spegnendo la sigaretta sulla foto di Mattarella – ci vuole qualcosa di forte. Qualcosa di originale. Qualcosa da prima pagina».

«Ce l’ho – esclama un consigliere – Trasporti! Sistemiamo qualche binario, ragazzi. Abbiamo una ferrovia da terzo mondo».

«Abbiamo comprato i treni da poco, ancora soldi nelle ferrovie?»

«Ma i treni non vanno perché i binari sono vecchi».

«Meglio, chi va piano va sano e va lontano».

Ma ecco intervenire il presidente: «Silenzio! I trasporti…Ma chi se li caga i trasporti? Fanno talmente schifo che tutti in Sardegna ormai usano la macchina anche per andare al cesso» dice, mentre sul computer guarda gli ultimi aggiornamenti di Laura Laccabadora.

«Ha ragione presidente». «Già», «In effetti», «Giusto», dicono tutti.

«E allora che si fa?» continuano a chiedersi. Il brainstorming continua.

«Ci vorrebbe qualcosa su cui nessuno, proprio nessuno possa avere da ridire».

«Qualcosa contro cui nessun politico oserebbe mai scagliarsi».

«Qualcosa che se pubblicato su Facebook facesse i big likes».

«Big cosa?»

«Likes. Mi piace, mì».

«Ah. Caz, bastava dirlo».

«Pensiamo, pensiamo…»

«Valorizzazione dei nuraghi?»

«Idea vecchia».

«Una ricerca che dimostri che la Sardegna è Atlantide?»

«Ma dai, questa è impossibile».

«Ce l’ho: uno spot con protagonista la pecora Desolina».

«Ma non possiamo cadere così in basso».

«Già, ci vorrebbe qualcosa di più nobile» conclude il presidente.

La situazione si fa critica. I minuti passano e bisogna trovare un’idea alla svelta. Un’idea che funzioni. Che dia un senso a questi centomila euro. A un certo punto, il telefono del presidente squilla: ha come suoneria la sigla di Masha e Orso. «Scusate, mia figlia li adora», dice, poi rifiuta la chiamata.

Silenzio.

A un certo punto: «Presidente. Presidente. Ci siamo» dice uno dei consiglieri, con la faccia di uno che è stato appena folgorato dalla visione del fantasma di Eleonora D’Arborea. «Ce l’ho. Ho l’idea».

Tutti lo guardano. Trepidano. La tensione è palpabile. «Sputa il rospo», sussurra il presidente.

«FINANZIAMO IL DOPPIAGGIO DEI CARTONI ANIMATI IN SARDO».

«Andata».

Fine.


I fatti raccontati sono frutto della limitata fantasia dell’autore. Per leggere la notizia, quella vera, eccovi due link: uno e due.


 

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