ConfGuide attacca una startup sarda: #iostoconGuideMeRight, e tu?

La leader nazionale del sindacato delle guide turistiche definisce Guide Me Right «Un servizio abusivo e illegale», scatenando la polemica.

Claudio Simbula

Claudio Simbula

Blogger, pubblicista, bipede. Scrivo per Wired.it, Iosperiamoche.it, Blogamarì, AlgheroEco.com.
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Claudio Simbula

Ieri in un articolo de La Nazione il presidente nazionale di Confguide si è scagliato contro la startup sarda Guide Me Right, dichiarandola “illegale e abusiva”. Parole pesanti, che hanno lasciato il segno.

Articolo La Nazione Confguide Guide Me Right

Articolo de La Nazione su Confguide e Guide Me Right

Brevissima premessa: che cos’è Guide Me Right? È un servizio che permette alle persone residenti in un luogo di proporre esperienze a visitatori, turisti e chiunque altro abbia interesse (anche persone della stessa città o regione).

Le persone che propongono questo servizio sono chiamate Local Friends: amici locali, per ricalcare il concetto che “conoscere un luogo con qualcuno del posto è sempre un’altra cosa”.

I Local Friends propongono esperienze originali, fuori dai circuiti del turismo classico: cose da fare che altrimenti turisti e interessati non potrebbero vedere o vivere. Sono persone che mettono a disposizione il proprio tempo per aiutare altri a scoprire l’essenza del territorio in cui vivono, i segreti, i luoghi più affascinanti e difficilmente ritrovabili

In cambio, ricevono un piccolo pagamento, deciso in anticipo: stiamo parlando di piccole cifre, ogni esperienza varia di solito dai 5 ai 15 euro massimo. Più che un guadagno è un contributo spese.

Esempio: vado a Liverpool per la prima volta. Non conosco nessuno. Su Guide Me Right una ragazza propone un tour nei luoghi più underground della città. La contatto e faccio un giro con lei per un paio d’ore, pagando 10 sterline.

Cosa c’è di male in tutto questo?

Secondo me, nulla. Anzi, è una gran cosa.

Guide Me Right è un bel servizio e ha una logica vincente e appassionante, che permette di vivere a fondo un luogo, senza fermarsi sulla superficie. In più, non si tratta di qualcosa di illegale: i pagamenti avvengono tutti online (no cash) e si può rilasciare una ricevuta di prestazione occasionale da inserire nella dichiarazione dei redditi a fine anno.

Io stesso sono un Local Friend e propongo delle esperienze nel territorio di Alghero (questa è la mia pagina). Quest’estate ho fatto 3 escursioni, tutte e tre verso lo stesso luogo: le calette del Lazzareto. Uno spazio che per noi locals è pura normalità, ma che non tutti i turisti conoscono o possono raggiungere facilmente.

La prima volta ho accompagnato una coppia di ragazzi (lui, uno startupper libanese, lei una fotografa polacca), la seconda volta una famiglia irlandese (due genitori e due figli), la terza una giovane coppia (lei italiana, lui irlandese) con mamma annessa.

Abbiamo fatto il giro delle calette del più belle, ho parlato loro di Alghero, raccontato aneddoti e curiosità sulla città, come si fa con degli amici. Ho conosciuto delle persone splendide, che sento ancora, ho condiviso con loro alcune delle località più belle della mia città, che per loro stessa ammissione “Altrimenti non avrebbero mai visto”, mi sono divertito. Avrò messo in tasca il giusto per ripagarmi il carburante e offrire loro un caffè, ma ho portato a casa una bella esperienza e delle belle conoscenze, che spesso sono le cose più importanti.

Insomma, è stata una splendida esperienza, che mi ha permesso di guadagnare qualcosa soprattutto dal punto di vista umano.

Non siamo andati a visitare musei, chiese o palazzi storici, perché io non sono una guida ufficiale, non ho l’autorizzazione.

Quindi non lo faccio.

Allora, perché questo attacco da parte della presidente del Sindacato delle Guide Turistiche italiane?

Paura. E un po’ di ignoranza. Perché i Local Friend non sono guide ufficiali, non propongono le stesse esperienze e non lavorano sugli stessi circuiti.

Le guide ufficiali verificate e i Local Friends sono due cose diverse, punto. Scagliarsi contro dicendo che il servizio è illegale e abusivo è un errore enorme (e credo potrebbero anche esserci gli estremi per una denuncia per calunnia e diffamazione).

Guide Me Right non va contro le guide e gli operatori di settore: anzi, ha sempre cercato un dialogo, che però non è mai stato accolto.

Lo sottolinea anche Luca Sini (uno dei cofounder della startup) in questo post di risposta all’attacco di ConfGuide:

«Abbiamo sempre cercato il dialogo con i professionisti del settore che ci accusano di non rispettare. Abbiamo sempre cercato il confronto con le amministrazioni pubbliche per trovare una soluzione. Cosa è emerso? Una sola, scostante, risposta: “Il servizio è bello, innovativo e credo sia anche utile…ma non vi possiamo aiutare».

Luca prosegue il suo ragionamento, centrando (secondo me) perfettamente il punto:

«Perché non capiamo certe polemiche?

Semplicemente perché stiamo parlando di esperienze diverse. Di utenti differenti. Di concetti paralleli che, al massimo, possono aiutarsi e alimentarsi a vicenda piuttosto che ostacolarsi.

Perché si è abusivi quando si svolge professionalmente un’attività senza pagare le tasse. Non si è abusivi quando, condividendo il proprio stile di vita, si guadagna occasionalmente ed entro i limiti previsti dalla legge. Piuttosto che ambire a bloccare queste nuove tipologie di servizi bisogna capire insieme come regolarle per fare in modo che siano possibili nel rispetto e nell’interesse di tutti».

La penso esattamente come lui. Guide Me Right è un’opportunità per tutti e per l’intero territorio. Valorizza i luoghi, li rende ancora più fruibili e divertenti.

È un surplus, non un problema. Chi lo affronta come tale, sbaglia totalmente approccio.

È il potere dell’innovazione. In questi anni è in atto un processo che non si può fermare. L’unica cosa intelligente è comprenderlo e normarlo, senza fermarsi alle regole che “sono sempre esistite”. 

Se avessimo seguito lo status quo e la paura del cambiamento, oggi non avremmo neanche Internet.

Chiamatela rivoluzione digitale, innovazione, o ancora meglio sharing economy.

Le persone hanno voglia di condividere quello che hanno (o sanno fare) e la tecnologia oggi può metterle in contatto con altre persone che hanno delle necessità complementari.

È l’incontro tra domanda e offerta: come si può pensare di fermarlo?

Il mondo sta andando in questa direzione, chi non lo capisce è destinato a rimanere indietro.

#iostoconGuideMeRight. E tu?


 

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