Delle foto dei nonni su Facebook

L'immagine di migliaia di nonni viene stuprata quotidianamente da giovani che, interpretando la parte dei nipoti amorevoli, continuano a pubblicare foto orribili dei loro vecchi decrepiti.

Ignazio Caruso

Ignazio Caruso

Di sana e robusta costituzione. Docente Lettere, blogger, mancino e juventino a tempo indeterminato.
Ignazio Caruso

Latest posts by Ignazio Caruso (see all)


Ormai, si sa, utilizziamo Facebook per raccontare ai nostri contatti gran parte della nostra vita. Gran parte, ma non tutta. Fortunatamente, abbiamo ancora la facoltà di poter scegliere cosa condividere e cosa non, e questa è, tutto sommato, una grande libertà. Per questo, tendiamo spesso a mostrare solo il meglio di noi, applicando un filtro, una sorta di autocensura, ai contenuti messi on line. Nessuna persona sana di mente – ed educata digitalmente – si sognerebbe mai di pubblicare una foto che potrebbe ledere veramente la propria immagine né, tantomeno, che possa dar fastidio o che non sia, in ogni caso, un contenuto ritenuto bello o utile o interessante. Eppure, nonostante questo, ci sono persone che continuano a pubblicare le foto dei propri nonni decrepiti.

Avere un nonno è bellissimo. Fotografarlo e metterlo su Facebook un po’ meno. Obbligare i propri amici a dover sopportare la visione di anziani semincoscienti, a un passo dal baratro, è immorale, oltre che di cattivo gusto. Certo, queste sono opinioni del tutto personali, forse un tantino estreme e del tutto discutibili, ma diciamoci la verità: nel 99% dei casi, i vecchi sono brutti da vedere. Se poi la loro immagine, già logorata dalla natura e dal tempo, viene inserita all’interno di un contesto in cui tutti cerchiamo di essere dei fighi irresistibili, il risultato è un massacro. Uno stupro.

Il torto più grande, che io definirei violenza, è attuato proprio ai loro danni. Se, infatti, già quarantenni e cinquantenni hanno difficoltà ad approcciarsi in modo educato e consapevole ai social network, gli ottantenni e i novantenni non hanno proprio idea di che cosa siano. Non capiscono. Non possono capire. Ma facciamo un esempio pratico: come reagirebbe vostra nonna se, mentre è ricoverata in ospedale, le faceste una foto e la appendeste in giro per Roma? E poi anche a Torino, Milano e altre città, nazioni, continenti. Magari al fianco di un poster gigante di Emily Ratajkowski. Così, sotto gli occhi di tutti. E magari lei, da giovane, era pure meglio. Sarebbe contenta? Io penso che la mia mi avrebbe diseredato, come minimo, per poi lanciarsi dalla finestra. E non ci si può scusare dicendo che si ha la sua autorizzazione, perché anche se le chiederemo: «Nonna, facciamo una foto insieme e la mettiamo su Facebook?» e lei ci dirà «Certo amore di nonna», sarà comunque una foto rubata, un’invasione intollerabile della sua intimità, una circonvenzione d’incapace.

La situazione, poi, si fa ancora più grave quando, dopo aver fatto decine di scatti, si procede arbitrariamente nella scelta di quello in cui noi e soltanto noi siamo venuti in maniera decente, infischiandocene di quella specie di Ötzi (in foto: mummia umida più antica del mondo, risalente al 3300 a.C., ritrovata nel 1991 sulle Alpi al confine italo-austriaco) che campeggia al nostro fianco e pubblicando la foto con una didascalia tipo «Grandma #love #nonnina #amoreinfinito #lamigliore» ma anche «#manchi #missyou #quandoceritu» (nel caso di morte prematura a 94 anni che ancora non si è riusciti ad accettare. «Dio, perché? Perché proprio mia nonna?»).

Insomma, è un po’ come farsi la foto col bambino negro africano. Chi stiamo celebrando? Il bambino negro? La fame del mondo? Un vecchio inconsapevole? O un occidentale narciso del cazzo?


Commenta

commenti