Gli algheresi non sono razzisti, ma…

Dialogo sui massimi sistemi e sulla tendenza razzista in salsa catalana (ovvero come dare aria alla bocca)

Alessandro Fadda

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Laureato in design. Appassionato di tutto ciò che è compreso nel dittico arte e cultura.
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Come spesso mi capita, faccio un giretto su internet alla ricerca delle notizie locali. Innanzitutto per tenermi informato, ma sotto sotto per leggere i variegati e variopinti commenti che condiscono in salsa catalana le notizie dando quel tocco folcloristico tendente al noir.

Come ogni primavera che si rispetti è il polline a farla da padrone. Che ci siano molte persone allergiche è fatto noto però ci deve essere qualcosa nella vegetazione della zona che ha modificato geneticamente l’aria (saranno le scie chimiche?).

Fatto sta che col bel tempo ritorna quella brutta malattia che rende le persone incapaci di comprendere le cose. La malattia virale meglio nota come Razzismo pare colpisca soprattutto durante i cambi di stagione -o quando si ferma il campionato per le qualificazioni delle nazionali-.

 

Will ferrell meme racist

A proposito di razzismo, ecco un interessante contributo di Will Ferrell

 

I primi sintomi si notano appena ci si ritrova ad essere d’accordo con qualcuno che di questa malattia ne ha fatto addirittura un partito politico.

Questi individui, già conosciuti ai tempi della peste, si chiamano untori. Mettere un mi piace ad un untore equivale a mangiare senza essersi lavati le mani dopo essere entrati nella peggior toilette di Scozia (Trainspotting docet ). A questo livello di contagio ci si può ancora salvare. Magari facendo ammenda dei propri peccati oppure semplicemente vivendo la propria vita che ha già abbastanza alti e bassi senza mettere sempre in mezzo L’Altro.

Più problematico è quando state per iniziare un discorso e dal profondo dell’intestino tenue, tramite una difficile e tormentata digestione, vi viene spontaneo iniziare la frase con : (rullo di tamburi) NON SONO RAZZISTA MA…

 

Eh sì, miei cari concittadini, avete preso il virus. Da questo momento in poi la vostra vita non sarà più la stessa. Il virus prenderà pieno possesso delle vostre capacità di giudizio.

Studi recenti fatti all’Università di Riccione hanno dimostrato che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Su un campione di centordici individui, gli scienziati hanno stabilito tre stadi della malattia: li elenco di seguito.

 

Primo stadio: il razzista a corrente alternata.

È colui che ha contratto la malattia da poco e ancora se ne vergogna. A seconda dell’ambiente in cui si trova ha delle opinioni divergenti tra loro. Si potrebbe curare con una sana dose di cultura o all’occorrenza con una carrellata di vecchie registrazioni di concerti di beneficenza (si scrive così) per l’Africa.

 

Secondo stadio: il razzista soddisfatto.

È la categoria più comune e in alcune aree del mondo viene chiamato razzista bigotto. Con tanto di prove inconfutabili alla mano questo soggetto continuerà imperterrito a negare l’evidenza dei fatti e a dare la colpa di qualsiasi cosa gli succeda intorno ad una qualsiasi etnia cercata a caso nell’atlante che ti davano con i bollini della Esso. Nemmeno se gli vivisezionassero davanti tre cadaveri di vari luoghi del pianeta e gli facessero vedere che siamo tutti uguali capirebbe.

Questi soggetti passano la giornata a lamentarsi che gli immigrati gli rubano il lavoro, gli immigrati rubano e gli immigrati sono delinquenti (da notare che se si leva la parola immigrati e la si sostituisce con italiani l’operazione non cambia). Gli scienziati dell’Università di Riccione, tra una discoteca e l’altra, hanno anche elaborato un test con tanto di spiegazioni per tentare di riportare i malati ad uno stadio di regressione razzista.

Nel test si spiega come non sia possibile che gli immigrati rubino il lavoro agli italiani. Essendo sottopagati, è legittimo dubitare che quel lavoro potrebbe essere fatto da un italiano. Italiano che tra l’altro è più avvezzo a criticare il lavoro altrui e mai fare il proprio. Non è nemmeno possibile che vengano qui per divertirsi alla faccia nostra.

No dico, ma l’avete vista l’Italia? Ma quanto cazzo devi essere disperato per prendere un gommone e sperare di arrivare qui?

Il test spiega anche che non tutti gli immigrati sono portati a delinquere. Come non tutti gli italiani sono mafia pizza e mandolino (o forse sì?).

A volte gli immigrati protestano per le condizioni in cui sono costretti nei centri di accoglienza. Il razzista soddisfatto dirà ai quattro venti che vengono qui, li pagano, hanno vitto e alloggio e si lamentano. Partendo dal presupposto che l’italiano medio si lamenta per cinque minuti persi a cercare parcheggio, se dei rifugiati politici stanno da mesi in un luogo aspettando di essere regolarizzati e avere delle certezze, avrebbero tutte le ragioni per farlo. Il denaro stanziato per la gestione dei loro servizi è un denaro che nulla ha a che fare la popolazione. È stanziato a priori e non è che se non ci sono rifugiati l’Europa ce lo regala sotto forma di gratta e vinci. Poi, dicono gli scienziati, se ai pazienti che si lamentano delle condizioni di queste persone vedendoli come dei nababbi si sta pensando di fare degli scambi interculturali. Ogni razzista soddisfatto farà l’Erasmus in un centro accoglienza. Poi se come ipotizzava si vive meglio là dentro verrà lasciato lì. Insomma il test è più lungo di così e non mi pagano abbastanza per riportarlo tutto.

 

Terzo stadio (e ultimo): Salvini.

Quando il virus intacca così tanto e si infila sotto strati di demagogia e populismo non c’è più niente da fare. L’unica soluzione è provare con un potente antistaminico di ultima generazione che si chiama Tolleranza.

E che dio possa avere pietà di voi.

Etciù.

 

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