Gli studenti e i tagli ai fondi per disabili: le voci della protesta

I tagli ai fondi per gli studenti disabili hanno impedito a 132 ragazzi di frequentare le lezioni per molte settimane e i loro compagni hanno deciso di fare qualcosa. Il racconto della protesta tra menefreghisti, disorganizzazione e leoni da tastiera.


Nelle ultime settimane si è parlato molto dei tagli messi in atto dalla provincia di Sassari ai danni degli assistenti degli studenti diversamente abili, che hanno impedito a 132 studenti di frequentare normalmente le lezioni per settimane e settimane.

Dopo aver assistito a continui, e ormai ridicoli, rimandi di colpe tra Comune, Provincia e Regione, oltre che a manifestazioni in piazza non troppo fortunate, abbiamo deciso di spostare la nostra attenzione verso una delle categorie sociali più stratificate e troppo spesso al centro di critiche: gli studenti. Abbiamo intervistato vari ragazzi qui ad Alghero, con l’intento di dare una voce a chi troppo raramente si esprime e ancor meno viene chiamato in causa.

Purtroppo, non tutti i ragazzi da noi contattati si sono resi disponibili a esporre il loro parere: mentre molti di loro si sono rifiutati forse per vergogna o imbarazzo, altri hanno preferito rimanere nascosti, dimostrando di essere in grado di sfogare la loro falsa indignazione solo dietro una tastiera, senza avere il coraggio di difendere le proprie opinioni faccia a faccia.

disabili2

Da questo barocco del degrado, tuttavia, emergono diversi spunti, alcuni dei quali particolarmente positivi. Uno di questi ce lo ha fornito Carlotta, una ragazza estremamente eclettica e consapevole, impegnata su vari fronti, con le idee estremamente chiare su cosa le prospetti il futuro e pronta impegnarsi per raggiungere i suoi obiettivi. «Sono rimasta estremamente sconcertata una volta venuta a conoscenza dei tagli agli assistenti – racconta -. In particolare ho trovato sconvolgente il carattere grottesco della situazione che va a privare di un diritto inalienabile come l’istruzione centinaia di ragazzi: un fatto che va in netto contrasto con l’alto – o presunto tale – grado di evoluzione sociale e culturale del nostro tempo».

Dopo questo primo impatto traumatico, Carlotta si è rapidamente rincuorata riscontrando negli studenti «un forte interesse e un grande fervore nel voler in qualche modo intervenire per rendersi utili e sostenere una causa così nobile». Purtroppo, però, a suo dire tali presupposti non sono stati rispettati sul piano pratico: lo dimostra la scarsa affluenza alle manifestazioni e la successiva caduta nell’oblio dell’intera trama. Fallimenti che, secondo lei, sarebbero dovuti a all’eccessiva improvvisazione del metodo organizzativo, con un’unica eccezione: l’ASSO. «L’ Associazione Studenti Sassaresi Organizzati – dice – è stata l’unica ad essersi mossa per gestire i movimenti di protesta e le varie manifestazioni». «La verità – spiega – è che ci siamo dimostrati poco abituati ad affrontare battaglie impegnative come questa».

Ampliando e generalizzando poi il discorso all’attualità, Carlotta punta il dito contro le istituzioni: «Demoralizzano gli studenti diffondendo l’idea che in questo Paese non sia possibile per la nostra generazione avere un futuro, ma questa non dev’essere una scusa per lasciare le cose così come sono». Carlotta in primis è ottimista: «Un cambiamento di rotta è possibile. Certo, servono duri sforzi e grandi sacrifici da parte di noi giovani».

disabili 2

Meno ottimista e meno propositivo è stato Giovanni, il quale dimostra un giustificato e sentito interesse nei confronti della causa, senza però risparmiare una forte critica nei confronti dell’organizzazione e della diffusione delle informazioni, a suo dire «estremamente scarne e tardive». Questo sorta sentimento di «abbandono» da parte di «coloro che dovrebbero informare, ed in qualche modo fare da guida ai ragazzi», trova il suo esatto opposto in quello che ci ha riferito Mattia, ragazzo fermamente convinto dell’esito positivo della mobilitazione studentesca. «Dovremmo concentrare la nostra attenzione verso coloro che numerosi si sono impegnati per dar voce a chi non ne ha» ci ha detto. «Non voglio neanche immaginare che ci sia qualcuno che possa distogliere lo sguardo davanti a simili ingiustizie».

Purtroppo, però, non tutti si sono dimostrati dello stesso parere. Molti studenti, infatti, si sono apertamente dichiarati contrari alle manifestazioni e alle giornate di protesta, viste non come una presa di posizione in difesa di un sacrosanto diritto, ma come una scusa per evitare giorni di lezione. In questo senso è particolarmente emblematico il caso di una ragazza che, su Facebook – rieccoci alle prese con un caso di leone, anzi leonessa, da tastiera – ha direttamente attaccato coloro i quali erano pronti a manifestare, bollandoli come «perditempo», salvo poi ritrattare tutto nel giro di un paio d’ore, nello stesso post, presentandosi come l’ultimo e integerrimo baluardo a difesa dei diritti dei disabili. Certo, è necessario essere aperti e comprensivi nei confronti di qualunque redenzione spirituale e concettuale, ma risulta è abbastanza difficile credere che in poche ore, in una persona, possa nascere e svilupparsi una coscienza critica.

disabili 3

In definitiva, mentre a oggi il problema dello stanziamento dei fondi sembra essersi risolto, anche se non si sa per quanto tempo, dalle considerazioni fatte affiora una sostanziale spaccatura nel marasma studentesco: da un lato, i piccoli “menefreghisti”, nascosti dietro la comodità dell’anonimato; dall’altro, quelli che si sono arduamente battuti contro questa ingiustizia; ed infine le vittime di questa barbarie i ragazzi disabili. Noi, onestamente, speriamo che la voce a prevalere sia quella di chi si è battuto. Ma soprattutto, speriamo di non doverci più battere contro certi vili e disumani provvedimenti.


 Testi di Angelo Maria Doria / fotografie di Daniele Meloni.


Commenta

commenti