Il calcio ai tempi di Bogdanov

Elias Fadda

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Studente di economia, mi son trovato a scrivere per caso. Interessato a molte cose, forse troppe, quelle che più mi appassionano sono sport, musica, storia e cibo.
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Domenica 16 Novembre, stadio Meazza di Milano: Italia-Croazia, partita valevole per le qualificazioni a Euro2016. Milioni di italiani, un solo programma: pigiamone in pail, divano, frittatona di cipolle, Peroni familiare gelata (meglio un Ichnusa nel nostro caso), tifo indiavolato…e rutto libero!

Tralasciando la prestazione della nazionale attuale, che non regge assolutamente il paragone con quella di Fantozzi, ci si godeva la partita. Poi, la sospensione momentanea della partita, dovuta al tifo un po’ troppo animato della tifoseria croata, che ha trasformato San Siro in uno scenario di guerriglia urbana.

Ci abbiamo fatto quasi il callo qua in Italia a questo tipo di episodi e le nostre tifoserie ci hanno messo del loro, ma le curve dei Balcani, quelle sono decisamente più infiammate. Le più infiammate d’Europa. Le temono tutti, soprattutto quelle serbe e croate, soprattutto quelle del Partizan e della Stella Rossa, entrambe di Belgrado, e quella della Dinamo Zagabria. Sono praticamente dei criminali prestati al mondo del calcio.

Soccer; Uefa Euro 2016 qualifying; Italy-Croatia

Non so se abbiate mai visto immagini o filmati del Večiti derbi, il derby di Belgrado, il derby eterno o del derby della Jugoslavia, quello fra Stella Rossa e Dinamo Zagabria: è quanto più si avvicina al mio immaginario d’inferno. Non stiamo più chiaramente parlando di calcio, o almeno di calcio per come comunemente lo intendiamo noi. Non è sicuramente solo un gioco, ma è carico di ideologie e di storia, storia che mette in risalto tutte le ferite che il conflitto dei Balcani iniziato vent’anni fa ha lasciato aperte.

Infatti, proprio da una partita fra Dinamo Zagabria e Stella Rossa giocata – o meglio, combattuta – nel Maggio del ’90 nello stadio Maksimir della capitale croata, iniziò la guerra fra le due nazioni. Quella partita terminò in una maxi rissa alla quale parteciparono tifosi e giocatori, famosa per il calcio che Boban rifilò ad un poliziotto serbo, reo di aver pronunciato parole ingiuriose verso di lui. E proprio dalle rispettive tifoserie vennero pescate molte delle truppe che da lì a poco si sarebbero combattute, quelle croate dai Bad Blue Boys, quelle serbe dai Delije, gli eroi, di ideologia nazi-fascista comandate dal loro capo ultras Željko Raznatovic, un uomo dal curriculum di tutto rispetto (chiedere all’Interpol per credere) che sarà meglio noto in seguito con il nome di comandate Arkan. Un’episodio simile era successo anche un anno prima, nell’89, protagoniste sempre Dinamo Zagabria insieme agli altri di Belgrado, quelli del Partizan, seguiti dai loro Grobari, I becchini. Bel nome, vero? Vi lascio immaginare come sia finita.

Un mese fa, sempre per le qualificazioni a Euro2016, nella partita giocata a Belgrado nello stadio del Partizan fra Albania e Serbia, non è stata guerra ma la tensione è salita alle stelle quando un drone ha fatto piovere sul campo una bandiera che inneggiava all’indipendenza del Kosovo, facendo terminare tutto con una rissa e un’invasione di campo nella quale spiccava, guarda caso, Ivan “il terribile” Bogdanov, capo ultras della Stella Rossa a noi già noto per gli episodi di Genova del 2010. Per dovere di cronaca, anche l’ultimo Večiti derbi si è concluso con spalti in fiamme, arresti e feriti.

Che ci vuoi fare, il calcio loro lo intendono così.


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