Il massacro del Brasile e la disperazione del Cristo Redentore

Claudio Simbula

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Claudio Simbula

Increduli. Milioni di brasiliani (e non) hanno assistito increduli alla disfatta della nazionale verdeoro. La squadra che ha organizzato il mondiale e doveva (perentoriamente) vincerlo è stata distrutta, disintegrata, annichilita dalla Germania con un incredibile 7 a 1.

Sul serio, è stato un massacro.

In tanti avevano pronosticato o quantomeno immaginato la possibilità di un’eliminazione del Brasile. Una squadra troppo modesta, troppo lenta, troppo prevedibile. Insomma, troppo poco Brasile, se per Brasile intendiamo quello che tutti hanno imparato a conoscere in questi (tanti) anni di calcio.

Non sono bastati i segnali positivi dati dalla partita con la Colombia. È bastato incontrare una squadra davvero di livello (onore alla Germania, una macchina da guerra) e i carioca si sono sciolti come neve al sole, sotto l’umidità e il caldo dello stadio Mineirao.

Ora capisco la genesi del logo dei Mondiali in Brasile.

Ora è tutto più chiaro: è un enorme FACEPALM.

 

Logo Brazil Palmface

Brasile OH-MY-GOD.

 

È vero, mancavano Neymar e Thiago Silva, i veri (unici?) valori aggiunti di questa squadra. Il regista difensivo è stato fermato da una squalifica, il numero 10 da Zuniga. Neymar non ci sarà, ma siamo tutti Neymar. Almeno per un giorno, almeno per oggi. Questo è stato lo slogan della semifinale, tra migliaia di maschere sugli spalti e tanti cori di sostegno per il fuoriclasse.

La nazionale ha preso l’idea alla lettera: sono scesi in campo 11 Neymar, e si sono mossi come lui potrebbe muoversi ora, con una vertebra rotta. Gli 11 brasiliani sono rimasti completamente fermi, imbambolati, in balia dell’avversario.

I panzer tedeschi li hanno travolti senza pietà. Sono bastati 20 minuti.

 

Germania in trionfo

VI ABBIAMO DISTRUTTEN.

 

Il primo schiaffo è arrivato al’11°, con un tiro al volo di Muller. Poi un altro al 23°, che ha piegato in due la squadra. Da lì, il delirio. Nei sei minuti successivi, il Brasile ha fatto in tempo a prendere altri 3 goal.

5 a 0 al 29° del primo tempo. Nemmeno contro il Castel di Sangro la Germania avrebbe potuto sperare tanto.

È stata una situazione surreale. Io stesso mi sono trovato con le mani sulla faccia, a fissare la tv, incredulo. Sembrava di guardare una partita di calcetto. Due a zero, tre a zero, quattro a zero, cinque a zero. Una discesa, un goal. Forse mi sono sbagliato, era Germania-Chievo. Oppure qualcuno aveva collegato la Playstation al ripetitore della Rai, senza dire nulla. O ancora, stavo guardando una parodia.

Invece no, tutto reale.

Ora, immaginiamo di entrare nella testa di uno dei giocatori brasiliani in campo.

 

È il 30° del primo tempo, stai giocando la semifinale dei Mondiali di calcio ospitati nel tuo paese. Tutti si aspettano che arrivi in finale, e la vinca.

La semifinale è iniziata da mezz’ora, la tua squadra è sotto 5 a 0. E manca ancora un’ora.

Sarà l’ora più lunga della tua vita.

Lo sarà stata di sicuro per gli 11 giocatori carioca in campo, e per i milioni di brasiliani fuori.

Nemmeno Zeman sarebbe riuscito ad allestire una difesa così ballerina. Anzi, se ci fosse stato lui, almeno 3 goal il Brasile sarebbe riuscito a farli.

Invece no. Dopo i 5 goal, la Germania ne ha segnato altri 2. Sullo 7 a 0 si è sentito chiaramente lo scoppio delle vene sulle tempie di milioni di tifosi verdeoro, seguito dalle lacrime delle tifose e dall’esplosione di un migliaio di televisori.

Poi, Oscar al 90° è riuscito a mettere dentro il goal della bandiera.

Almeno quello.

 

Un David Luiz in lacrime

David Luiz, capitano del Brasile, non trattiene le lacrime

 

Caro Brasile, questa volta è andata così. Anche a noi italiani brucia ancora il 4 a 0 in finale contro la Spagna, per non parlare del recente 1 a 0 con la Costa Rica, o dei mondiali in Corea… Insomma, può succedere (anche se un 7 a 1 resta un punteggio difficilmente replicabile…).

Però, bisogna sempre ricordare che si tratta di uno sport. Un semplice sport. Può emozionare, coinvolgere, divertire, fare urlare, angosciare, ridere, piangere.

Ma domani, anzi oggi è un altro giorno.

E uno sport resta sempre un gioco. Da non prendere troppo sul serio.

Immagini via: 1, 2


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