Il successo di Salvini in Sardegna

A proposito del tour del "capitano" e del gradimento che ha riscosso, suonando i Tazenda in piazza a Sassari

A proposito del tour del “capitano” e del gradimento che ha riscosso, suonando i Tazenda in piazza a Sassari.

 

Il tour elettorale di Salvini in Sardegna può essere definito con una semplice parola: trionfale.

Ovunque sia andato ha riempito le piazze, facendo il pieno di selfie, applausi e cori da stadio.

Perché i sardi acclamano Salvini?

Perché sull’isola ci sono ancora una marea di problemi. E quando si hanno tanti problemi, delegare la soluzione a qualcuno che ci pensi per noi è la strada più semplice. Quella persona si farà carico di una situazione complessa, ci penserà e troverà le soluzioni migliori, prontamente.

Pensarlo non costa nulla. Così ci si fida e affida, sperando che sia la volta buona.

In passato è andata così con Soru, con Berlusconi. Ora con Salvini.

 

Uomini (sempre uomini, eh, mai una donna) con una personalità forte, magnetica, capaci di instillare fiducia.

 

Se avessimo visto 2 anni fa le immagini di un Salvini trionfante in Sardegna avremmo riso.

Oggi, è una concreta realtà.

 

Non voglio sottolineare ancora una volta le parole che la Lega ha dedicato negli anni ai sardi e al sud Italia, e dunque quello che continuano a pensare a diversi livelli in quel partito a proposito di chi vive al di sotto dell’Emilia.

Non voglio enfatizzare il fatto che la Lega abbia già fatto parte di governi nazionali che non hanno aiutato la Sardegna a migliorare in granché. E che il coordinatore regionale e altri pezzi grossi della Lega sarda siano lombardi.

Non voglio evidenziare come i dirigenti della Lega abbiano fatto sparire 49 milioni di euro pubblici, e la cosa è stata, semplicemente, legittimata dal popolo, lo stesso popolo che applaude scrosciante.

Non voglio rimarcare il fatto che Salvini non sia il candidato presidente in Sardegna. Ed è lo stesso meccanismo che Berlusconi utilizzò con Cappellacci: portare avanti la campagna elettorale in prima persona, come se dovessimo eleggere lui.

 

Voglio sottolineare solo una cosa: il cambiamento parte da noi, come comunità. Dipende da tutti, non solo da un leader, per quanto carismatico possa essere. Se la Sardegna è in crisi ognuno ha delle proprie responsabilità, e non esiste un’unica soluzione finale adatta a tutti, così come non c’è un unico “sovrano” capace di sistemare tutto, in poco tempo, con il “buon senso”.

La disperazione, la sensazione di essere abbandonati è frustrante, ed è comune a molti in Sardegna: per questo l’idea di un risolutore eccezionale è allettante.

A questo giro, toccherà all’entourage di Salvini.

Vedremo se sarà l’ennesima delusione.

 

Dal tour elettorale di Salvini in Sardegna porto a casa un’altra constatazione, lampante: vince perché divide. Divide et Impera.

È sempre così. Prima era il Nord Italia contro il Sud, ora è la Sardegna contro gli immigrati, contro altri più poveri di noi, alla ricerca di un nemico per fare fronte comune. A livello nazionale è l’Italia contro l’Europa, contro la Francia, sempre contro qualcosa. Unire sempre partendo da un effetto negativo, mai da uno positivo.

Salvini, a unire, è bravo. Ha chiuso il comizio a Sassari con una canzone dei Tazenda, che nemmeno IRS avrebbe osato tanto. E la gente, commossa. 

Si sono presi anche Disamparados (Spunta la luna dal monte).

 

Ma quanto sarebbe bello se fossimo più uniti senza dover indicare necessariamente un nemico contro al quale schierarsi.

Se ci commuovessimo ad ascoltare Spunta la Luna dal Monte tutti insieme senza dover aspettare qualcuno che viene da Milano, a farla suonare (per quanto possa sembrare terribilmente folkloristico, aiuterebbe a creare quel senso di comunità che stiamo perdendo).

Se pensassimo al potenziale che abbiamo, e partissimo da quello con progetti concreti.

Se parlassimo dei begli esempi da imitare, e non di un nemico da cui doversi proteggere.

 

Se, se e ancora se.

Chissà se un giorno cambierà qualcosa. Cambieremo, davvero, qualcosa.

Insieme.

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