La civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta i vu cumprà

Il racconto di un episodio avvenuto ad Alghero e una riflessione sulla condizione della categoria di esseri umani che risponde al nome di "vu cumprà".

Ignazio Caruso

Ignazio Caruso

Di sana e robusta costituzione. Docente Lettere, blogger, mancino e juventino a tempo indeterminato.
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C’è una frase, attribuita a Gandhi, che spopola nell’universo animalista e che viene spesso utilizzata per commentare casi di maltrattamenti e vessazioni: «La civiltà di un popolo – così disse, a quanto pare, il Mahatma – si misura dal modo in cui tratta gli animali». In effetti, detto da un indiano, è anche piuttosto coerente: basti pensare alla zoolatria nei confronti delle vacche. Certamente, non avrebbe potuto portare ad esempio il trattamento nei confronti delle donne, visto che in India avviene uno stupro ogni 22 minuti – e il dato è in crescita –.

Il titolo di questo articolo, ve ne sarete accorti, parafrasa l’aforisma in questione e sostituisce il termine “animali” con “vu cumprà”. Una pratica molto in voga in questo ultimo periodo.

La situazione degli ambulanti è da anni oggetto di polemica, ma negli ultimi mesi la situazione si è chiaramente aggravata a causa dell’ondata xenofoba provocata dal terrorismo, dai flussi migratori e dall’ignoranza.

Anche in virtù di questo, negli ultimi tempi, le amministrazioni e le polizie locali di molte città – Alghero tra queste – hanno messo in atto una politica di rigidi controlli alla vendita illegale di merce, spesso contraffatta, nei luoghi più frequentati da residenti e turisti come, ad esempio, i centri storici e le spiagge. La spiegazione dell’improvviso giro di vite è molto semplice: «Il rispetto delle regole». Si è arrivati quindi a mandare degli agenti in borghese – in costume da bagno – per adescare il vu cumprà di turno e poi zac! sequestrargli tutta la preziosa mercede.

Se questo è il modo con cui si pensa di fermare, o semplicemente arginare, il mercato della vendita abusiva di merce contraffatta – in mano a organizzazioni criminali come mafia, camorra, ‘ndrangheta –, le previsioni sono quantomeno ottimistiche. Se poi, invece, lo si fa per appagare la sete di xenofobia di alcuni, molti cittadini, allora la cosa ha logicamente, e politicamente, più senso.

Perché il vu cumprà, è bene chiarirlo, non è l’ultimo gradino della scala, ma è la cicca che schiacci quando hai finito di scenderla. Il vu cumprà è un essere umano che è fuggito dalla sua terra, dalla guerra, dalla fame, dalla morte, attraverso un viaggio che solo un disperato potrebbe intraprendere, per venire in questo mondo di stronzi a macinare chilometri su una spiaggia sotto il solo rovente, trasportando carichi che stenderebbero dopo mezz’ora il palestrato in slippino che gli passa gongolante a fianco, per sperare di vendere un braccialetto a uno stronzo qualsiasi che sta coi coglioni in acqua o su una sdraio a mangiare anguria e leggere La Gazzetta dello Sport.

E poi, magari, gli capitano anche episodi come questo. Ce lo racconta Francesca.

«La domenica (21 agosto, ndr), quando sono troppo pigra per allontanarmi da Alghero e non ho la minima intenzione di avventurarmi verso spiagge e strade trafficate, specialmente ad agosto, mi concedo un paio d’ore di sole a tranquillità dietro l’ospedale marino, sul pontile in pietra, vicino al campeggio Mariposa.

Oggi, però, sono stata letteralmente distolta dalla lettura del mio libro da un episodio che reputo vergognoso.

Un gruppo di persone, uomini e donne di età varia, si trovano nel giardino di una casa situata tra l’ospedale e il campeggio, sulla cui recinzione si trovano cartelli che recitano “Zona militare – Divieto d’accesso”. Da dietro la rete che circonda la casa cercavano di barattare per 10 euro due materassini da mare, con un ragazzo africano. Il siparietto ha attirato la mia attenzione, innanzitutto per i modi con cui si rivolgevano al ragazzo – erano aggressivi e poco cortesi –, ma soprattutto perché ,al rifiuto del ragazzo, i toni si sono scaldati, il loro contrattare si è fatto più insistente e prepotente: agitavano la rete intimandogli di rimanere lì fuori.

Inizialmente non ci ho dato molto peso, pensavo fosse il classico siparietto in cui chi compra da un venditore ambulante e cerca di negoziare il miglior prezzo, però, qualche minuto dopo, le persone all’interno della casa hanno aperto il cancello per comunicare meglio con il venditore, accerchiandolo, dandogli pacche sulle spalle con un atteggiamento amichevole davvero discutibile.

Il ragazzo non era d’accordo sul prezzo di due materassini a 10 euro, ma era evidente che non avesse voce in capitolo, perché i due leader del gruppo avevano già deciso che quella sarebbe stata la loro offerta finale e avevano già tra le mani uno dei materassini. Uno solo. Perché l’altro era sgonfio, e loro lo volevano già gonfio, quindi sempre in malo modo schernendo e spintonando il ragazzo in un modo che ai loro occhi poteva sembrare esilarante, gli hanno chiesto di gonfiarlo. A quel punto il venditore, lasciando tutta la sua merce lì, sotto loro consiglio, si è allontanato un attimo per andare a cercare una pompa per gonfiare il materassino. Ovviamente tra le varie urla sguaiate e modi scortesi una delle intimidazioni è stata quella del “l’anno scorso ti ho anche fermato e ti ho sequestrato tutto, dammi tutto a dieci euro poi te ne vai e non rompere”.

In questo frattempo gli acquirenti hanno pensato bene di frugare tra la merce del vu cumprà e iniziare a lanciare dentro la loro casetta sul mare quello che potesse interessargli, ad esempio un pallone, sempre tra le risate fragorose di chi sta fregando alla grande qualcuno – perché è più furbo!–. Con lo stesso atteggiamento si rivolgevano agli altri bagnanti per chiedere se avevano bisogno di qualcosa.

Una volta che il ragazzo è tornato con la pompa, gli hanno giustamente fatto gonfiare il materassino e hanno saldato il conto con altri pochi spiccioli, valore da loro stimato per il pallone, il secondo che, questa volta, avevano preso davanti a lui, chiamandolo scherzosamente “Mustafà”. Lui non si chiamava Mustafà, ci ha tenuto a precisarlo, ma il leader del gruppo gli ha giustamente risposto in tono autoritario che “Voi vi chiamate tutti Mustafà!”.

Io non lo so quale divisa militare porti di solito la persona in questione, non so neanche da dove vengano lui e i suoi compagni di mare, se abbiano in affitto quella casa per villeggiatura o altre questioni; non so neanche se quel venditore in particolare abbia il permesso di vendere quella merce. Non voglio entrare in merito a questioni del genere. So solo che oggi ho assistito ad una scena pietosa di persone prepotenti, che si sono divertite a deridere e a trattare in maniera del tutto irrispettosa il venditore ambulante di turno».

La civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali. Scusate, i vu cumprà.


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