LA STORIA DI QUESTA FAMIGLIA HA DELL’INCREDIBILE, NON IMMAGINERETE MAI COSA….

LA STORIA DI QUESTA FAMIGLIA HA DELL’INCREDIBILE, NON IMMAGINERETE MAI COSA….

Stefano Carena

Stefano Carena

Classe 1991. Attualmente vivo a Torino dove studio videomaking. Messo davanti alla scelta se scrivere per Times o per Blogamarì non ho potuto che farmi sedurre dalla seconda proposta.
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No. Questo post non parla di attualità né di famiglie, né tantomeno di storie incredibili. Questo post parla di click baiting.

Se stai ancora leggendo è evidente che non sai cosa sia il click baiting, ma ti starai già facendo un’idea. Immagina di avere per le mani un bel pacchetto, di quelli delle pasticcerie. Ora immagina l’aspettativa verso il suo contenuto mentre ti chiedi, leccandoti i baffi: «Cosa ci sarà dentro? Pasticcini? Torta all’ananas? Cannoli siciliani?». Ti accingi ad aprire l’involucro, sempre più famelico, fino a scoprirne il reale contenuto: una torta di merda.

Ora immagina che l’involucro sia il titolo di un articolo apparso sulla tua home di Facebook, e la torta sia l’articolo in sé. Ecco, questo è quello che si chiama click baiting.

10348453_854556767921532_5288784536780779030_nÈ la pratica, adottata sempre più spesso da blog e giornali online, di attirare la tua attenzione usando titoli ad effetto per aumentare i click sulla pagina e di conseguenza gli introiti pubblicitari. Si tratta di titoli tipo “Triste scoperta per una ventiduenne. Vergine e mai drogata. Come può avere un caso di AIDS avanzato?” o “Uomo si trova faccia a faccia con uno squalo. Non crederete mai alla sua reazione…” (i puntini di sospensione sono un must).

L’anteprima sembra essere un altro elemento fondamentale del click baiting. Deve subito attirare la tua attenzione facendo leva su razzismo o antirazzismo, crudeltà su animali o persone, politica, populismo becero e qualsiasi altra cosa possa far risvegliare in te l’indignazione che tanto spadroneggia sul tuo diario virtuale preferito.

Ma torniamo a noi, o meglio alla tua gustosa torta.

Arrivato sulla pagina di turno ti starai già sfregando le mani pensando a quanto la tua morbosa fame di trash sarà colmata e messa a tacere. Niente di più sbagliato. Ti troverai davanti, il più delle volte, ad articoli incompleti e molto meno interessanti di quanto ti aspettavi, oppure a qualche sparata del sempre caro Salvini: insomma, vedi tu con quale boccone hai deciso di affogarti.

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Un interessante fenomeno causato dal click baiting è quello di spoilerare il “finale” delle storie raccontate nell’articolo, come ad esempio fanno molti utenti che seguono la pagina Spoilerare posts che lasciano informazioni a metà (dalla quale sono tratte le foto di quest’articolo), la cosiddetta Spoiler army.

Facebook, dal canto suo,  ha annunciato un maggior controllo su questo tipo di contenuti in futuro, prevalentemente calcolando il tempo di permanenza sul sito in questione (una durata breve presuppone che l’articolo non dia al lettore quello che si aspettava) e le interazioni, come like, commenti e condivisioni, rilasciate dopo la lettura ( un articolo con molte visualizzazioni ma poche interazioni può sottintendere un titolo truffaldino).

Ma c’era veramente bisogno che papà Facebook arrivasse a questo punto per difendere noi, povere anime ingenue?

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Forse basterebbe riflettere qualche secondo in più prima di perdere tempo su link palesemente inutili, specie quando puzzano di trash da un miglio, come questo stesso post.

Basterebbe riflettere qualche altro secondo prima di condividere certe boiate. Certo, è facile da dire, me ne rendo conto. L’essere umano è sempre stato attratto dal desiderio di conoscenza, dal voler andare oltre, e noi italiani specialmente. D’altronde, siamo o non siamo figli di da Vinci, di Galilei e di Giordano Bruno?

…e allora via, verso un’altra torta di merda.


Ps: anche se metterete un mi piace e condividerete questo articolo sappiate che non abbiamo alcuna eccedenza di Iphone 6 in perfetto stato ma con la scatola danneggiata, pronto ad arrivarvi a casa.


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