La storia infinita degli aiuti (non dati) per l’alluvione in Sardegna

Lucia Delitala

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Nata sul mare, si trova in esilio fuori dall'Isola. Vive laddove strani individui traducono "eja" in "daje". Ruba le informazioni ai ricchi per darle ai poveri. Punto debole: Ichnusa. Nella vita reale ha i baffi come il gatto nella foto.
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«Giovedì spero di avere qualche buona notizia sulla Sardegna». Matteo Renzi, ospite domenica a L’Arena su Rai1, ha annunciato così importanti novità per l’isola. Occorre però precisare una cosa: la Sardegna aspetta da sei mesi i soldi necessari. Per capire cosa sia successo in questo lasso di tempo occorre però fare un passo indietro, ovvero al marzo 2014, quando non passarono in aula a Montecitorio né la proroga del pagamento delle imposte per i contribuenti delle zone devastate dal Ciclone Cleopatra, né la misura delle agevolazioni dei finanziamenti bancari per la ricostruzione.

GLI EMENDAMENTI E QUEL NO DI CHIGIL’inghippo, a marzo, stava tutto in alcuni emendamenti presentati sia dal Movimento 5 stelle che dal Partito democratico. Come riportò al tempo anche il quotidiano L’Unione Sarda il primo emendamento non approvato a Montecitorio fu quello presentato da alcuni deputati grillini, mentre il secondo fu quello presentato dalla deputata Caterina Pes (del Pd). Perché gli emendamenti furono bocciati dall’aula?  Perché al tempo Palazzo Chigi annunciò un provvedimento ad hoc con dentro gli interventi necessari. «Annuncio –  precisò il quotidiano sardo – peraltro già fatto quasi un mese fa e ancora inattuato». Cosa prevedevano gli emendamenti non passati? Non solo il rinvio, ma lo stanziamento di 90 milioni di euro per il 2014, della durata massima di due anni, indirizzati agli 80 Comuni sardi colpiti da Cleopatra. Quel niet del governo, che preferì dare parere negativo alle proposte dem e a quelle dei 5 stelle scatenò diverse reazioni. Le più gravi dentro il Partito democratico con deputati costretti ad ingoiare l’amaro boccone in cambio di un testo migliore.

ORA ALLA CAMERA … – E ora? Il testo che può permettere un respiro all’isola è stato al vaglio nei giorni precedenti della Commissione bilancio alla Camera. In particolare all’articolo 11 si indica come, ai sensi del decreto ministeriale del 30 novembre 2013 che ha sospeso i termini per l’adempimento degli obblighi tributari, i provvedimenti debbano essere effettuati entro il 30 giugno 2014 “senza applicazione di sanzioni ed interessi”. I soggetti che hanno subito danni possono chiedere un “finanziamento, assistito dalla garanzia dello Stato della durata massima di 2 anni, per il pagamento dei tributi”. Non solo: le banche sono autorizzate a contrarre finanziamenti, secondo contratti tipo definiti con apposita convenzione tra Cassa depositi e prestiti Spa e l’Associazione bancaria italiana, fino ad un “massimo di 90 milioni di euro”.

PAURA E DELIRIO A MONTECITORIO – Cosa è successo poi? Il caos. La  proposta di legge in esame era già stata approvata all’unanimità, in sede deliberante, dalla Commissione bilancio del Senato. Ma alla Camera sono emersi problemi. “Allo stato – ha spiegato Boccia presidente della Commissione –  non sembrano sussistere le condizioni per un trasferimento dell’esame di tale provvedimento dalla sede referente alla sede legislativa, atteso che i gruppi Forza Italia-Popolo della Libertà e MoVimento 5 Stelle hanno al riguardo espressamente manifestato la loro contrarietà”. Criticità che hanno poi permesso il rinvio dell’esame ad altra seduta. Sull’argomento si è scatenata (di nuovo) la polemica: «Mi chiedo con quale coraggio guarderanno in faccia i loro elettori i parlamentari sardi di Forza Italia e del Movimento 5 Stelle. I loro partiti infatti hanno bloccato in Commissione Bilancio alla Camera i finanziamenti per la ricostruzione delle zone colpite dall’ alluvione in Sardegna del novembre 2013», ha denunciato (su SardiniaPost) il deputato nuorese di Centro Democratico Roberto Capelli. La senatrice grillina Manuela Serra,  è però di tutt’altro parere:  «La realtà dei fatti non è questa, non si tratta di un diniego fine a se stesso, la verità è che il progetto di legge in commento è eterogeneo, ciò significa che al suo interno troviamo materie molto diverse, si va dalla disciplina del trasporto pubblico nella regione Calabria, alla modifica del Codice delle leggi antimafia in materia di beni confiscati alla stessa e di successivo trasferimento al patrimonio degli enti territoriali. Proprio in ragione della natura così composita del progetto di legge il M5S ha chiesto che non venisse assegnato in sede legislativa alla Commissione, ovvero non venisse discusso e approvato solo dalla Commissione bilancio ma venisse discusso e votato in aula. C’è il solito problema: o si vota l’intero “pacchetto” con tutto ciò che ne può derivare, o si sceglie un’altra strada come in questo caso».

CI PENSA L’EUROPA? – Alla fine ci ha pensato l’Europa. O perlomeno ci proverà il Fondo di solidarietà della Commissione Europea “attivato” sotto interrogazione dell’eurodeputato Idv Giommaria Uggias. «Da settembre – assicura lui – la Sardegna avrà 16 milioni di euro a disposizione delle popolazioni colpite dall’alluvione del 18 novembre 2013». Riassumiamo: alla Camera non si accettano emendamenti per un provvedimento migliore come “indicato” da Chigi. Al Senato si varano gli articoli ma all’arrivo alla commissione Camera la discussione viene rinviata di nuovo per contrasti interni. Da Strasburgo ci pensa un partito (che non ha oggi seggi in Parlamento a Roma)  semplicemente attivando una commissione sulle cifre indicate dalla Protezione Civile. Una bella promessa sì, ma i soldi (anche se ci sono) hanno bisogno di  provvedimenti ad hoc in grado di far recepire i fondi. Dopo sei mesi siamo di nuovo al punto di partenza. E giovedì è arrivata un’altra promessa: stavolta dai piani alti. O meglio, non è una promessa, ma una speranza. Solo che di speranza i sardi non campano più. E quei fondi non arrivano. Pasqualino Contu, imprenditore d’Orosei, decise di farla finita a 48 anni, quando la sua azienda fu messa in ginocchio dalla piena del fiume Cedrino. E’ uno degli “altri morti” dell’alluvione di novembre. La sua faccia attonita la ricorda bene il suo socio d’azienda, il giorno dopo Cleopatra: «Pensavo di rimanere ancora con lui ancora un po’ di tempo. E poi toccava a me andar via».


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