Lampedusa – a Sud di nessun Nord (VIDEO)

Stefano Carena

Stefano Carena

Classe 1991. Attualmente vivo a Torino dove studio videomaking. Messo davanti alla scelta se scrivere per Times o per Blogamarì non ho potuto che farmi sedurre dalla seconda proposta.
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Un anno di distanza dall’ultimo reportage. Destinazione diversa, stessa l’intenzione.

Una volta, lo scorso anno, ho conosciuto il vincitore di un Premio Pulitzer noto per i suoi fotoreportage di guerra. Gli ho chiesto perché lo facesse, perché si catapultasse più volte l’anno nelle zone peggiori del mondo, vivendo perennemente in guerra. Mi ha risposto, semplicemente: «È il mio lavoro e l’ho scelto io. Almeno, così, nessuno mi deve raccontare come siano andate le cose: le vedo con i miei occhi!».

Questo non c’entra con quello che faccio io, ma è quello a cui ripenso alla stazione. Treno per Roma, tempo stimato: quattro ore circa. Poi un volo Roma-Lampedusa e dopo circa dieci ore dalla partenza da Torino siamo arrivati.

Siamo in tre: io, Franco a.k.a Frank Sativa e Gugi a.k.a Willie Peyote e siamo qui per girare il videoclip del brano “Io non sono razzista ma…”. Abbiamo scelto di girarlo a Lampedusa in quanto simbolo per eccellenza degli sbarchi di persone provenienti dalle corse del nord Africa, spesso Tunisia o Libia.

L’isola – un lembo di terra di 20 km quadrati – è più vicina alle coste africane che alla Sicilia. Ci siamo chiesti, quindi, come si viva e si cresca in un posto così isolato (il centro abitato conta circa 6.000 abitanti) mettendo a confronto generazioni diverse, da chi ha conosciuto l’isola come luogo dedito quasi esclusivamente alla pesca a chi, in tempi più recenti, ha visto nascere l’imprenditoria legata al turismo parallelamente al fenomeno dell’immigrazione di massa.

Il risultato è stato questo breve reportage.


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