Perché pubblicare la lettera dell’assassino di Michela?

Due giorni fa il più popolare quotidiano locale ha pubblicato la lettera di Marcello Tilloca, tristemente conosciuto per essere l’assassino di Michela Fiori, sua compagna.

Due giorni fa il più popolare quotidiano locale ha pubblicato la lettera di Marcello Tilloca, tristemente conosciuto per essere l’assassino di Michela Fiori, sua compagna.

Lettera-Marcello-Tilloca-Michela-Fiori

 

La vicenda di Michela, uccisa brutalmente dal marito (ex) due giorni prima di Natale, è stata uno shock per tutta la città di Alghero, la Sardegna e l‘Italia.

Il compagno si è consegnato alle forze dell’ordine poche ore dopo il fatto.

Il caso è praticamente chiuso, con un unico colpevole, macchiatosi di un delitto atroce che ha distrutto la vita della famiglia di Michela reso improvvisamente orfani i suoi due piccoli figli.

Non c’è molto da aggiungere, non c’è molto da dire.

 

Pochi giorni fa Tilloca ha scritto una lettera alla Nuova. Una lettera delirante, dove non mostra segni di pentimento, non dedica un pensiero ai figli ma si limita a cercare di difendere la sua reputazione, dicendo in sostanza di essere stato già giudicato da tutti, senza che nessuno conosca le sue ragioni.

Non c’è molto da dire neanche su questo: Tilloca ha commesso un terribile omicidio e sconterà la pena adeguata.

 

Ma mi chiedo un’altra cosa: c’era davvero bisogno di pubblicare una simile lettera, dando spazio al delirio di un assassino, alla ricerca di un qualche tipo di conforto o commiserazione?

Il gesto di Tilloca è inqualificabile, non possono esistere giustificazioni.

Marcello ha strangolato la sua compagna, togliendole la vita.

Michela non tornerà mai più, e i suoi figli saranno orfani per sempre. Un dolore che non si potrà mai cancellare.

 

E ora, dal carcere, all’assassino viene concesso il lusso di prendersi la prima pagina del più importante quotidiano locale, con un delirio dove non c’è traccia di pentimento o scuse.

Che senso ha pubblicare queste righe, queste parole?

Che senso ha riacutizzare certe ferite, per non dire nulla?

 

Era davvero necessario?

Non potevamo risparmiarcelo?

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