Marcello Fois: «Occupiamo la 131 per la continuità territoriale»

Lo scrittore invita i sardi a ribellarsi e manifestare per il loro diritto alla mobilità

Claudio Simbula

Claudio Simbula

Blogger, pubblicista, bipede. Scrivo per Wired.it, Iosperiamoche.it, Blogamarì, AlgheroEco.com.
Provo interesse per troppe cose.
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Claudio Simbula

Lunedì 31 luglio lo scrittore Marcello Fois è stato ospite del Festival Dall’altra parte del mare per presentare il suo nuovo romanzo, Del dirsi addio.

L’incontro è stato ricco di spunti. Tra gli altri, uno mi ha colpito più di altri. Si parlava di un tema a me molto caro: l’emigrazione giovanile.
Perché sempre più giovani e sempre più menti brillanti abbandonano l’isola?

Le motivazioni sarebbero molteplici.

 

Stuzzicato dal nostro Ignazio Caruso, Fois ha evidenziato un elemento in particolare: la continuità territoriale, sottolineando come «Per la Sardegna la continuità territoriale è fondamentale». 

Il senso delle sue parole era più o meno questo: «I giovani lasciano la Sardegna per trovare nuove opportunità che qui non possono avere. Se la Sardegna avesse meno limiti, in particolare negli spostamenti, le possibilità potrebbero essere enormemente maggiori per tutti i sardi».

La Sardegna, infatti, è un’isola. A furia di viverci, a volte sembriamo quasi scordarlo. Un’isola porta con sé tanti pregi e tanti difetti. Tutti quei semplici spostamenti realizzati da una persona che vive a Firenze, Genova, Roma, Milano, Madrid, Londra o Bogotà qui sono impossibili, a meno che non si prenda un aereo o un traghetto.

 

Ma rimaniamo sul primo mezzo. Fois ha toccato un tasto a me caro: l’importanza dei collegamenti da e per la Sardegna, non solo in chiave turistica, ma come elemento fondamentale per la crescita economica, sociale e culturale dei sardi stessi. Cioè anche coloro che non lavorano nel turismo e non sono interessati a farlo.

Quando il ridimensionamento dell’aeroporto di Alghero si palesò in tutta la sua drammaticità, scrissi più volte che il problema non era solo dell’industria alberghiera e turistica, ma un dramma per l’intera popolazione (post 1, post 2). Senza collegamenti un’isola resta sempre più isolata, ed essere isolati significa restare poveri economicamente, socialmente e culturalmente. I giovani si vedranno sempre più limitati, vincolati a un pezzo di terra. E questo, soprattutto per i più ambiziosi, è insopportabile.

 

Fois, che conosce bene questo fatto, in chiusura dell’incontro si è lanciato in un’idea, o meglio una provocazione: «Per la continuità territoriale dovremmo occupare la 131: migliaia di persone là, pronte a bloccare tutto. Perché è qualcosa di troppo importante per tutti i sardi».

Vero, verissimo. La presa di posizione dello scrittore può apparire come una provocazione, ma quanto di vero c’è? Quanto sono fondamentali i trasporti per una grande isola come la Sardegna? Perché non pretendere dei collegamenti migliori e organizzati, sin da subito?

Pretendere, non chiedere. Perché chiedere, a volte, non basta. Anzi, non basta più.

Riusciranno i sardi a ottenere un trattamento migliore, che tenga davvero conto dell’insularità?

 

Nel frattempo, chi ha voglia di darsi appuntamento sulla 131?

Ma non ad Agosto: fa troppo caldo.


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