Massoneria, Alghero tra squadra e compasso

Chi erano e chi sono. Cosa facevano e cosa fanno. Un viaggio nella storia dell'associazione segreta più chiacchierata di tutte.

Elias Fadda

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Studente di economia, mi son trovato a scrivere per caso. Interessato a molte cose, forse troppe, quelle che più mi appassionano sono sport, musica, storia e cibo.
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Di massoneria se ne parla – spesso se ne straparla – ormai dovunque, sia su internet che in televisione: molti programmi, tra cui spiccano Voyager e Adam Kadmon, hanno cavalcato l’ondata complottistica partita dalla rete. La maggior parte delle persone, però, non ha un’idea poi così chiara a riguardo. In realtà, nemmeno io. Per questo mi sono armato di curiosità ed eccomi qui a scrivere.

La massoneria – ma questo si sa – è un’associazione esoterico-iniziatica, caratterizzata da scopi filantropici, i cui riti rimandano alla professione del libero muratore. A quest’associazione possono partecipare uomini (anche donne in alcuni casi) di qualsiasi calibro sociale, ideologico e religioso, che abbiano la fedina penale pulita. È l’associazione del libero pensiero, ma se non paghi non entri. Sia chiaro. Si divide in logge, le quali rispondono ognuna a una obbedienza specifica (al Grande Oriente d’Italia, per esempio), e nelle quali ognuno degli associati – o meglio fratelli – ha un titolo specifico: dal più basso, quello di apprendista, al più alto, maestro d’arte, passando per quello di compagno d’arte. A questi, corrisponde un grado specifico a seconda del rito (scozzese, francese e altri). Non gode di una grandissima reputazione nell’opinione pubblica, soprattutto per l’aura di mistero che la circonda – non è che si sappia bene cosa facciano i suoi associati – ma anche per l’esperienza della P2, ad esempio, che qualche problemino di immagine, e non solo, effettivamente l’ha dato.

Una bellissima mostra, tenutasi a casa Manno poco tempo fa, ha fatto registrare oltre mille presenze in due mesi presentando documenti storici, cimeli e una ricostruzione del tipico tempio massonico. È stata organizzata dallo scrittore algherese Massimiliano Fois, autore del libro Fratelli nel silenzio, con cui ho avuto il piacere di fare una chiacchierata. È stata una intrigante full immersion sull’argomento, dalla quale ho potuto scoprire quanto, ad Alghero, sia stata attiva un’unione massonica fin dal XIX secolo. Le sua storia è di grande interesse e semplicemente passeggiando per le vie del centro storico è possibile sentirne gli echi e riviverla con l’immaginazione.

Timbro "Antro di Nettuno", la prima associazione massonica di Alghero.

Timbro “Antro di Nettuno”, la prima associazione massonica di Alghero.

MASSONERIA DI IERI – Attiva fin dagli inizi del 1800, in concomitanza con i moti del pane del ’21, la massoneria approdò via mare ad Alghero portata da commercianti e nuovi benestanti continentali, molti dei quali genovesi, facenti parte di quel nuovo ceto, la borghesia, che era venuto affermandosi dopo le rivoluzioni del ‘700 combattute contro i rappresentanti dell’Ancien Régime, del clero e della nobiltà fondiaria. Soprattutto col clero, la sfida fu costante e ricercata, a volte quasi comica, ma in linea con la politica nazionale che con le leggi Siccardi aveva abolito tutti i privilegi di cui la Chiesa aveva goduto fino a quel momento (poi reintrodotti con i Patti Lateranensi, accidenti).

Il teatro civico, ad esempio, posto nell’omonima piazza prima intitolata a Vittorio Emanuele, fu voluto dalla Società degli Amatori e Dilettanti, della quale facevano parte diversi illuminati della città. Non a caso, l’edificio è lì a sfidare lo stabile della curia vescovile immediatamente di fronte: il simbolo della cultura e dell’arte laica contro quello del dogma e del sacro.

Anche l’Associazione anticlericale Giordano Bruno, società di libero pensiero, fu attiva in città. La sede si trovava in quella che era stata la chiesa dei Mercedari, in via Roma. Questi mattacchioni avevano la simpatica abitudine di andarsene in giro con uno stendardo raffigurante una mitra – il tipico cappello papale – divisa da una saetta, che puntualmente capovolgevano appena davanti ad una chiesa o a qualsivoglia edificio ecclesiastico.


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Alcuni affreschi di un’abitazione privata del centro storico, in vicolo Adami. Sono ritratti Garibaldi, Cavour, Mameli e Mazzini (tutti appartenenti alla massoneria).


La Chiesa, dal canto suo, rispondeva su alcune testate giornalistiche screditando qualsiasi tipo di iniziativa di qualsivoglia associazione vicina alla massoneria cittadina. Nel 1872, ad esempio, invitò i cittadini a non partecipare alla festa organizzata dalla Fratellanza artigiana, che si sarebbe dovuta svolgere a teatro intorno alle 11 di notte (troppo tardi, per un buon cristiano). La risposta massone fu decisamente di classe: devolverono i proventi della festa ai poveri e comprarono il pane per diverse famiglie, accompagnandolo con un biglietto che recitava più o meno così: «Fateci sapere quando la Chiesa farà la stessa cosa».

È bene evidenziare che il teatro non fu l’unica opera pubblica voluta dalla massoneria cittadina: il lungomare Dante, ad esempio, o la strada che porta al santuario di Valverde; poi l’ospedale regina Margherita (il marino), la scuola del Sacro Cuore, e ancora la strada che, costeggiata sui lati da alberi di mimosa – il più vicino parente dell’acacia, simbolo della massoneria – da Fertilia finisce nel bivio Capocaccia-Porto Conte, seguendo il percorso del sole, rimandando allegoricamente alla strada della conoscenza. In queste e in molte altre opere i massoni erano soliti lasciare sempre qualche simbolo, come la croce di Gerusalemme o semplicemente la squadra e il compasso, alcuni di questi visibili ancora oggi.

MASSONERIA DI OGGI – Abbiamo parlato della massoneria di ieri, del suo carattere filantropico, sociale e del rapporto non proprio idilliaco con la Chiesa. E oggi? Chi sono? Cosa fanno? Le informazioni sono relativamente poche. A oggi, le logge attive in città sono quattro:

  •  la “Vincenzo Sulis”, legata all’ Obbedienza del Grande Oriente d’Italia, Palazzo Giustiniani, Roma;
  •  la “Pietro da Bologna”,  legata all’ Obbedienza della Gran loggia tradizionale simbolica Opera del Grande Oriente di Francia;
  •  “L’Alguer”, legata all’Obbedienza della Gran loggia d’Italia, Piazza del Gesù, Roma.
  •  la “Santaliutu-La guardiana dell’occidente”, legata all’Obbedienza della Gran loggia d’Italia, Piazza del Gesù, Roma.

Documento Loggia “Vincenzo Sulis” (1912).

La più importante per iscritti – che non si conoscono, almeno ufficialmente – è la “Vincenzo Sulis”, che ha anche un proprio sito internet. Se mai vi venisse voglia di visitarlo, questo è il link. Il nocciolo della questione rimane, a questo punto, lo stesso accennato a inizio pagina: cosa fanno? Tengono davvero i fili della politica e di tante altre attività sociali come di solito si sente dire? Anche su questo, poche certezze e solo qualche sospetto. Possiamo, però, concludere abbastanza semplicisticamente: se io e te giocassimo tutti i giovedì a calcetto, fossimo amici e io avessi bisogno di un favore: che no me ‘o fai?


Per chi volesse approfondire l’argomento consigliamo i libri di Massimiliano Fois, Fratelli nel silenzio. Massoneria e associazioni filantropiche ad Alghero, menzione d’onore al Premi Josep Sanna 2013, che sarà di nuovo edito in versione aggiornata nel marzo del 2015, oltre che Teatro Civico di Alghero. A 150 anni dall’inaugurazione (Comune di Alghero, Fondazione META 2012). Noi non possiamo che ringraziarlo per le informazioni e il materiale fotografico fornitoci.


 

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