Con Masterchef non si impara solo a cucinare

Il famoso talent di cucina, ormai alla sua sesta stagione, ha intrapreso una piacevole svolta.

Elias Fadda

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Studente di economia, mi son trovato a scrivere per caso. Interessato a molte cose, forse troppe, quelle che più mi appassionano sono sport, musica, storia e cibo.
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Chi di voi ogni settimana aspetta il giovedì per vedere una nuova puntata di Masterchef? Io personalmente sì…anzi, io aspetto il venerdì, ché non ho l’abbonamento a Sky e quindi lo guardo in streaming. Non so quanti di voi quindi si divertano a sbizzarrirsi con la fantasia pensando a ipotetici piatti da poter creare con gli ingredienti proposti ogni settimana nelle varie mystery box o invention test, ma sicuramente sono in buona compagnia, visto che ormai da anni Masterchef è uno dei programmi tv di maggior successo.

Però…c’è un però. Da quest’anno Masterchef ha assunto anche una sfumatura educativa, una cosa che personalmente ho apprezzato moltissimo, e l’ha fatto con la leggerezza che è propria del programma.

Dalla terza terza puntata ha fatto la sua comparsa la doggy bag, una pratica ormai diffusa nei ristoranti di diversi paesi ma che sta pian piano prendendo piede anche in Italia, che permette ai clienti di portar via quanto non sono riusciti a consumare durante il pasto in modo da poter ridurre gli sprechi. Seguendo questa linea, nella doggy bag di Masterchef i concorrenti devono riporre tutti gli scarti di preparazione e gli eventuali ingredienti non utilizzati durante le prove per poterli poi riutilizzare a casa per esercitarsi.

masterchef doggy bag

La trovata degli autori, oltre ad affrontare un problema che trova una sempre maggiore ricettività da parte delle persone e che sta anche ricevendo una risposta “politica” grazie alle recenti leggi anti-spreco, prima fra tutti in Francia ma da poco anche in Italia, calza a pennello con quello che è Masterchef, ovvero un talent show culinario. La lotta agli sprechi infatti inizia proprio dal saper cucinare e da un uso più efficiente degli ingredienti, visto che la maggior parte dello spreco avviene proprio fra le mura domestiche. Secondo il rapporto Waste Watcher del 2015, il valore dello spreco alimentare in Italia ha un valore di 13 miliardi di euro (il valore mondiale si aggira intorno ai 750 miliardi, dati FAO) e circa la metà di esso avviene in casa, con il quale ogni famiglia butta nel cestino 6,7 euro a settimana. 6,7 euro di solo cibo sia chiaro, perché se dovessimo prendere in considerazione tutto il resto che ogni famiglia sta sprecando insieme col cibo, come l’acqua o la terra che sono stati utilizzati per produrlo, le emissioni di CO2 rilasciante durante la fase di produzione e di decomposizione e i costi di smaltimento, il conto diventerebbe salatissimo

Durante la diciassettesima puntata, la penultima, invece una delle prove è consistita nella creazione di un piatto che fosse dieteticamente bilanciato per il pantagruelico chef Antonino Cannavacciuolo, mettendo in risalto un tema su cui la sensibilizzazione non è mai troppa: la dieta. Come in molti dei paesi sviluppati infatti, anche in Italia, la stessa Italia della dieta patrimonio dell’Unesco (quella che non segue nessuno), si mangia troppo e si mangia soprattutto male, e le 3660 kcal giornaliere pro capite consumate ne sono una prova (dati FAO, 2011). La dieta mediterranea è ormai solo un ricordo, che vive forse solo nelle tavole di alcune nonne, mentre ci siamo tutti abituati a mangiare come in ognuno dei paesi occidentali (in termini di calorie si intenda), vuoi per la crescita dei redditi dal dopoguerra ad oggi, per la carne o per le proteine di origine animale più a buon mercato, per le bibite gassate, per il sempre minor tempo per cucinare o per l’entrata delle donne nel mondo del lavoro. Così, in men che non si dica, come per magia, i bambini italiani sono diventati i più grassi e pasciuti d’Europa, e gli adulti non ci vanno tanto lontano. In tal modo questo tema risulta calzare quanto e forse più di quello sugli sprechi con il programma che è Masterchef, perché non è vero che “dieta bilanciata” significhi nutrirsi di brodino e mele tutti i giorni, ma prima di tutto saper cucinare.

Per dirla con Gabriele, uno dei concorrenti: «Consapevolezza ci vuole di più».


 

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