Mont’e Prama, lo sfogo del Gigante: «La Sardegna mi sta stretta, voglio girare il Mondo»

In una notte d'estate, una delle statue del Museo di Cabras ha preso vita grazie a una particolare congiuntura astrale. Io ero là e l'ho intervistata. Mi ha parlato di tante cose: della Sardegna e dei suoi abitanti, ma anche del suo futuro.

Ignazio Caruso

Ignazio Caruso

Di sana e robusta costituzione. Docente Lettere, blogger, mancino e juventino a tempo indeterminato.
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Salve signor Gigante. Innanzitutto volevo dirle che non ci sono parole per descrivere l’emozione che provo nel…
Certo, certo. Senti, risparmiati le formalità. Abbiamo poco tempo e ho molte cose da dire.

D’accordo. Chiedo scusa. Allora, siamo pronti per l’intervista?
Scuse accettate. Senti, prima dell’intervista, avrei un piccolo favore da chiederti.

Qualunque cosa.
Sai, ormai è qualche anno che sono fermo. Sempre immobile, prima sotto terra, poi piazzato in un museo come un Bronzo di Riace qualsiasi. Mi fa piacere, per carità, ma non ho mai un momento di privacy. Sai, sono un uomo anche io…Ho anche io le mie esigenze…

Mi scusi, signor Gigante, temo di non comprendere affondo.
Insomma, suvvia. Non è così difficile da capire. Mi mancano le cose belle della vita. Tu sei giovane, sono sicuro che puoi capire. Chissà quante volte…

Beh, non per vantarmi, ma in effetti…
Senti, non siamo qui per parlare delle tue presunte conquiste. Sono io il protagonista oggi, no? Mi hai risvegliato dopo secoli, non te l’ho mica chiesto io. È stata una tua scelta. Ora cerca di alleviare questo mio problema. Non vedi che ho solo un braccio e per giunta con uno scudo che non posso togliere? Pensi sia facile per me?

Signor Gigante, così mi mette in imbarazzo.
Basta con questo signor Gigante. Diamoci del tu (ammicca, ndr).

Ma cosa dice? Nutro grande rispetto per lei e per la sua storia, non potrei mai.
Non essere timido. Stai tranquillo, non lo dirò a nessuno. Tra mezz’ora sarò di nuovo una statua immobile e muta. La tua virilità non sarà mai messa in discussione da chicchessia.

Uhm…Mi sta chiedendo veramente un grosso favore.
Senza questo, niente intervista.

E va bene, accetto. Ma lo faccio solo per la scienza!
L’ho capito subito che eri un bravo ragazzo. Aspetta, mi metto in posizione. Scusa, ho un po’ di mal di schiena. Sono un po’ arrugginito.

Scusi, signor Gigante…ma…lei

Lei non ha il p…
MA COS’HAI CAPITO???

Ma come? Scusi, lei stava dicendo, ha fatto tutte quelle allusioni, ma insomma!
Ma per caso hai strane tendenze? Io sono uno all’antica!

No no no no no, ma io credevo…
Credevi, credevi. Vergognati! Volevo solo che mi grattassi il naso! Qua a Cabras è pieno di zanzare, non lo sai? Da quando mi hanno dissotterrato non fanno altro che pungermi. Non ne posso più!

Lei deve scusarmi, sono mortificato, davvero, non volevo, mi scusi, la prego.
Io non riesco davvero a crederci. Ma vi vendete per così poco voi umani del XXI secolo?

Anche per meno, glielo garantisco.
Senti, facciamo che non è successo niente. Anzi, grazie per avermi finalmente liberato da quel prurito. Sei stato molto gentile.

Grazie mille signor Gigante. Se magari potessimo evitare di raccontare l’accaduto.
Tranquillo, se è per questo, oltre a non avere le mani, non ho neanche la bocca.

Lei è molto simpatico. Grazie ancora. Adesso potremmo cominciare l’intervista? Ho un sacco di cose da chiederle e il tempo passa veloce.
Certo, cominciamo pure (si siede, accavalla le gambe, ndr).

Dunque. La vostra storia è ancora avvolta nel mistero: siete, di fatto, le uniche statue che il mondo nuragico ci abbia finora mai restituito, la vostra datazione è incerta, così come è incerta la provenienza della civiltà che vi scolpì. Archeologi da tutto il mondo vengono in Sardegna per studiarvi e cercare di far luce sulle vostre origini, ma finora nessuno ne ha cavato piedi. Quindi, io le chiedo, oggi: chi siete? Da dove venite? Chi e quando vi ha creato?
Eccolo là. È arrivato il genio.

Prego?
E secondo te io posso rispondere a queste domande? Sono una statua, mica un indovino.

Scusi, però, almeno un indizio. Un vago ricordo. È impossibile che non sappia chi le ha dato forma e sostanza secoli fa.
Ma se io ti facessi la stessa domanda che tu hai fatto a me, sapresti rispondere?

Beh, certo. Mi hanno creato i miei genitori, 28 anni fa, in un giorno di pioggia, eccetera, eccetera…
Sì sì, certo. Ma se io ti chiedessi proprio: “Chi siete? Da dove venite? Chi e quando vi ha creato”?

Eh, quello sì, sarebbe un problema. Qua ognuno ha la sua risposta, alcuni si ammazzano pure a vicenda per affermare la propria. Però io, effettivamente, non lo so.
E allora perché me lo chiedi. Io ricordo solo di essere stato scolpito da un abile artigiano: si chiamava Gavinòs e aveva la mano pesante. Questo me lo ricordo bene (indica un buco sulla spalla, ndr). Però fece un bel lavoro. Poi il tempo e alcuni tuoi simili mi hanno ridotto male. Ma diciamo che si tira avanti.

Gavinòs…
Sì.

Poteva trovare un nome di fantasia migliore.
Lo so, è il primo che mi è venuto in mente. È così importante?

Senta, andiamo avanti. Certe persone, oggi, pensano che lei sia il rappresentante di un’antica civiltà superiore, di cui noi Sardi saremmo, in un modo o nell’altro, discendenti.
Bella questa (ride fragorosamente, ndr). Ma i Sardi chi? Ma discendenti di cosa? Spiegami tu, invece: ma i Sardi, esattamente, chi o cosa sono? Perché io non lo capisco. Cosa bisogna fare per essere dei veri Sardi? Basta essere nati in Sardegna? Oppure parlare il Sardo? Logudorese o Campidanese? No, perché sono diversi. Senza contare le innumerevoli varianti e le minoranze linguistiche.

Adesso non faccia il linguista da quattro soldi. Potremmo banalizzare dicendo che un vero sardo ama la Sardegna, la sua storia…
Ma quale storia? Dici bene: amare, non conoscere. Come quando ami una donna solo per il suo aspetto esteriore. Solo per i suoi occhi, le sue gambe, le sue labbra e le sue tette e quel culo sodo e poi…

Signor Gigante, per favore! Si calmi. Le mancherà il pene, ma gli occhi ce li ha belli grandi e ben funzionanti, a quanto pare.
Ehm, sì, scusa, questa tagliala (arrossisce, ndr). Però dimmi, allora, com’è un vero Sardo, oggi?

Beh, diciamo che è una persona a cui piace il mare, ma anche le zone dell’interno, ama le nostre usanze, la nostra cucina…
Sì vabbè, continuo io: dev’essere un po’ testardo, anche un po’ chiuso di carattere, poi ha sempre un coltello in tasca, ama le pecore e odia i “continentali”. Altro? Ah, già, segue tutto il programma di Autunno in Barbagia e mette mi piace a tutti i post di Laura Laccabadora.

Lei esagera. Certo, amiamo la nostra tradizione. Vuole farcene una colpa?
Ma quale tradizione? Quella sorta di accozzaglia folkloristica che certi continuano a spacciare come cardine di una presunta “sardità”?  A me sembra che voi guardiate solo al passato, e neanche tanto bene. La tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri. Voi adorate le ceneri di qualcosa che non può più esistere e che, in molti casi, non è mai esistito. Quei pochi che guardano al futuro vengono additati come traditori della patria, vengono esclusi. Nella migliore delle ipotesi non vengono capiti.

Certo che lei è veramente un ingrato. Noi siamo così felici di averla qua, stiamo cercando di capire di più su di lei e su tutti i suoi fratelli, su di noi e sul nostro passato, certo a volte ci scappa un po’ la mano, ma non può distruggerci così.
Distruggerci? Senti, te ne racconto una. Oggi, al Museo, è venuta una coppia di giovani fidanzati. Lui, un tipo ben piazzato, non troppo alto. Non aveva uno sguardo molto furbo: diciamo che come futuro Premio Nobel lo vedo male. Lei era una strafiga imperiale. Probabilmente erano reduci da una giornata al mare: quella aveva ancora il costume bagnato. Vedevo tutto.

La prego.
Due tette come due scudi. Un culo scolpito nel bronzo. I miei occhi si sono fatti ancora più grossi e ringrazio Gavinòs di non avermi scolpito un pene perché altrimenti sarebbe stato ancora più imbarazzante…

Ancora con questo Gavinòs? Arriviamo al dunque, per favore.
Scusa, scusa. Allora, ti dicevo, questi stavano davanti a me e mi fissavano. A un certo punto lui le fa: «Ma secondo te, quegli occhi, ma perché sono così a palla? Sembrano alieni». E lei: «Eglia! Ma non si sa niente di queste statue? Su Internet ho letto ched erano alieni o gente di Atlantide». Ora, tu sai cosa è la dispersione scolastica, giusto?

Sì, è l’abbandono della scuola dell’obbligo da parte dei minorenni.
Ecco, la Sardegna è la prima in Italia. Uno studente su quattro abbandona la scuola prima del tempo. Uno su quattro: se tu hai quattro cuginetti, uno di loro ha buone possibilità di diventare un analfabeta. Ti sembra che un popolo del genere possa capire il mio valore?

Non saprei.
Il bello è che la situazione è drammatica, ma la gente pensa solo a introdurre il sardo nelle scuole. Io il sardo neanche lo so parlare!

Questa poi.
E ci mancherebbe. Quando sono stato scolpito, la Sardegna era una terra aperta al mondo. Ma ti dirò di più: lo è sempre stata. Qui sono passati tantissimi popoli e culture: fenici, cartaginesi, romani, barbari, bizantini, genovesi, pisani, catalani, spagnoli, italiani. E chissà quanti altri. E voi, oggi, fate a gara a chi è più “sardo”.

Sinceramente, sono esterrefatto. Lo sa che farà arrabbiare parecchie persone con queste sue parole, vero?
Ne sono consapevole, certo. Ma dopo secoli di silenzio, era giusto parlare. Per me, possono tutti darsi fuoco. Tanto vedo che d’estate è un hobby di molti.

Immagino che, alla luce di queste considerazioni, la sua permanenza in Sardegna sia in forte dubbio. Domanda classica: programmi per il futuro?
Così tocchi un tasto dolente.

Si spieghi meglio.
Nonostante tutto, la vita in Sardegna è fantastica. Chi non sognerebbe di trascorrere qui il resto dei suoi giorni? Basta guardarsi intorno per capire che questa non è una semplice terra, ma è un paradiso. Però…

…Però?
Però, ora che sono vivo, questa vita la voglio vivere. Ed essere vivi significa anche avere delle ambizioni. Significa potersi realizzare come essere umano. O come statua, vabbè. E mi dici, tu, io, qua, cosa posso fare? Che prospettive ci sono per me? Io voglio diventare qualcuno. Non dico famoso, ma qualcuno. Voglio dare un senso alla mai vita. E qui in Sardegna, di vita, se ne vive veramente poca. I giorni passano lenti e gli anni veloci. Invecchi facendo sempre le stesse cose, e non te ne accorgi. Non ci sono stimoli. Si naviga a vista. E la cosa peggiore è che sembra che a tutti, qui, vada bene così.

Mi scusi, signor Gigante, ma a me questo sembra un ragionamento un po’ troppo facile. Se tutti ragionassimo così, allora in Sardegna rimarrebbero solo pensionati e turisti.
Ed è quello che sta succedendo, infatti, non ti accorgi? Tutta la tua generazione sta giustamente abbandonando la nave.

Qualcuno prova a restare per cambiare le cose.
Illusi. Io no, ormai ho deciso. Andrò a Berlino, o forse Londra. Inizialmente farò il cameriere, anche se con l’inglese non me la cavo molto bene. Però Londra è Londra, e io ho grandi ambizioni. Oppure Parigi. Sei mai stato al Louvre? Altro che Museo di Cabras. Mi hanno detto che c’è una statua fantastica: la Venere di Milo.

Anche a lei mancano mani e braccia.
Allora vuoi farmi essere volgare.

No, no. Proseguiamo oltre, c’è rimasto poco tempo. Ormai sembra intenzionato ad abbandonare la Sardegna: è inutile dirle che per la nostra regione sarebbe una grave perdita. C’è qualcosa che potrebbe spingerla a restare? Un appello alle istituzioni? Ai Sardi?
Niente. Ormai ho deciso. Poi, chissà, magari un giorno ritornerò, magari per mettere su famiglia. Ma il mio futuro, ora, lo vedo lontano da qui.

Eppure in molti vorrebbero fare di lei il testimonial della Sardegna nel mondo. Accetterebbe?
Scherzi? Quest’isola mi sta stretta. Io non ho niente a che fare con voi. Piuttosto, preferirei tornare sotto terra. Ora scusami, ma ho il volo fra un paio d’ore. È meglio che sia puntuale, ogni volta è un casino col bagaglio a mano.

Non mi resta che augurarle buon viaggio.
Grazie, altrettanto.


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