Via Archimede: il ristorante che inaugura con il lockdown (e fa sold out)

La bella storia del ristorante di Milano inaugurato (con grande successo) durante il lockdown. Come ha fatto? Con un'idea innovativa, da tenere bene a mente

Claudio Simbula

Viviamo un momento storico terribile: la grande crisi portata dal nuovo coronavirus si sta spostando rapidamente dal piano sanitario a quello economico e sociale.

Uno dei settori più colpiti è quello della ristorazione, insieme al turismo. Due settori che rappresentano la dorsale dell’economia ad Alghero e in Sardegna.

Ora, chi gestisce un ristorante o un’attività legata alla ristorazione sa benissimo quanto sarà difficile ripartire.

Ma non si può mollare, per tanti motivi. Come in uno scenario da dopoguerra l’unica cosa da fare è cercare di guardare avanti, rimboccandosi le maniche, confidando nell’aiuto e comprensione di banche e istituzioni e magari trovando delle idee innovative.

 

L’IDEA INNOVATIVA DI VIA ARCHIMEDE

Via-Archimede-Milano-Chef

A proposito di nuove idee e voglia di non mollare: è proprio quello che ha fatto un nuovo ristorante che risponde al nome di Via Archimede, dal nome della via di Milano dove si trova.

Via Archimede è un locale gestito da Luca Guelfi, vulcanico imprenditore nel settore ristorazione: negli ultimi anni ha aperto 4 diversi ristoranti incentrati su idee innovative e accattivanti.

Nonostante la situazione attuale, Guelfi ha deciso di inaugurare il suo nuovo ristorante in pieno lockdown: Via Archimede è stato aperto venerdì 10 aprile, durante il weekend di Pasqua.

E ha registrato subito il suo primo sold out.

 

Come ha fatto?

Grazie a un motivo molto semplice: Via Archimede è un ristorante che nasce senza sala per gli ospiti e lavora unicamente via asporto e consegna a domicilio.

Si basa sul concept della dark kitchen, o ghost kitchen, un format lanciato da diversi anni a livello internazionale ma ancora abbastanza innovativo nel contesto italiano.

Una dark kitchen è un ristorante che fa solo asporto: è dotato di una cucina, con una vera e propria brigata, e di personale che raccoglie gli ordini e fornisce suggerimenti. Una volta pronti, i piatti vengono portati via dai clienti o recapitati a casa da un servizio di delivery.

La formula adottata da Via Archimede prevede anche la presenza di personale di sala che assiste i clienti che fanno l’ordine, in particolare quando avviene via telefonica, dando suggerimenti e consigli.

Il primo weekend è stato un grande successo: il ristorante ha dovuto fermare gli ordini, le richieste erano troppo alte rispetto alla possibilità della cucina.

Merito della situazione e di un menu dai prezzi democratici, accessibili, in linea con il momento.

 

IL PENSIERO DEL GESTORE, LUCA GUELFI

Il gestore, intervistato a proposito dell’idea di Via Archimede e della Dark Kitchen in salsa italiana (potete trovare l’articolo a questo link), ha sottolineato due aspetti importanti:

  • Non ho ovviamente la certezza che questa possa essere un’alternativa alla ristorazione tradizionale, ma per ora i clienti sono contenti, e noi pure. 

    A questo proposito: ovviamente un ristorante che non ha una sala non può generare il fatturato o l’impiego di un ristorante classico, ma è comunque un inizio, può essere un modello d’impresa che resta in piedi e può dare lavoro.

  • Credo che la fase due possa passare anche da soluzioni come quella offerta da Via Archimede. Penso che la gente anche quando sarà finito il periodo di isolamento avrà voglia di farsi portare il cibo a casa. E penso che il periodo di transizione sarà più complicato di quanto ci auguriamo. Non sono positivo sulla fase due.Anche io credo che questo concept possa avere una sua collocazione e un determinato successo: come in ogni impresa, dipenderà dalla capacità dell’imprenditore, dalla visione, dalla qualità e originalità della proposta.

 

Avevo notato il trend delle dark kitchen da tempo, cominciando a seguirlo con interesse. Per questo la notizia su Via Archimede mi ha colpito, e ho pensato di scrivere qualcosa a riguardo.

Ovviamente, questo concept di ristorante non è una panacea, ma può essere uno spunto in più per chi lavora in questo settore e aprire a dei modelli innovativi e funzionanti.

 

Non dobbiamo pensare a quello che non si può più fare e a quello che si è perso: dobbiamo focalizzarci su quello che si può fare.

 

Voi che ne pensate?

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