Salvare Architettura: una battaglia di tutti gli algheresi

Salvare Architettura: una battaglia di tutti gli algheresi

Salvare il Dipartimento di Architettura di Alghero è una questione che interessa tutti. Perché siamo cittadini di una comunità della quale anche l’Università, da molti anni ormai, è parte fondamentale: socialmente, culturalmente ed economicamente.

Alessandro Fadda

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Laureato in design. Appassionato di tutto ciò che è compreso nel dittico arte e cultura.
Alessandro Fadda

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Una volta qualcuno disse che le cose belle prima o poi finiscono. Questo potrebbe essere l’incipit di una storia sulla Facoltà – pardon – sul Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica di Alghero.

Potrebbe essere una storia di tutto rispetto, una storia di sacrificio e di sinergia che permise, ormai più di dieci anni fa, la nascita di una realtà che da parte sua ha vantato molte eccellenze riconosciute dai dati del CENSIS. Invece, nonostante tutto, pare che questa storia possa terminare con una sconfitta. Di sicuro, se di sconfitta dovesse trattarsi, sarebbe una sconfitta a testa alta.

È anche una storia di lotta; come dimostrano le mobilitazioni di questi giorni (vedi l’occupazione pacifica e l’incontro con il prorettore a Sassari) e le varie richieste che sono state inviate ai vari enti preposti per scongiurare il peggio.

Ma questo post non ha la presunzione di entrare nel merito delle vicende burocratiche e neanche di farsi portavoce di verità rivolte agli addetti ai lavori. Per questo ci sono persone e istituzioni competenti che si muovono su altri piani di divulgazione.

Volevo un po’ parlare alla pancia di chi ha piacere nel leggere e chi, si spera, possa avere interesse nel fare anche un po’ sua questa battaglia.

La vicenda è più o meno questa: La Facoltà di Architettura di Alghero, tramite decreto regionale, venne accorpata in una sorta di area metropolitana all’ateneo di Sassari, trasformandosi da facoltà in dipartimento. Ciò ha comportato una differente gestione di fondi e risorse. Mentre prima i fondi venivano erogati direttamente ad Alghero, ora vengono gestiti da Sassari che ha il compito di dividerli. Da qui un minore apporto di fondi, fino a quando i 300mila euro previsti dalla regione non sono più arrivati.

Ora, poiché viviamo in un mondo dove tutto e quantificabile e, salvo rivoluzioni di qualche tipo, si basa sul potere del denaro, è molto difficile capire come determinati meccanismi e tecnicismi possano ostacolare il flusso di risorse per una realtà così importante come l’università di Alghero. Università che, ovviamente, ha un suo peso all’interno dell’economia dell’area urbana.

Quando dico che voglio parlare alla pancia delle persone mi riferisco proprio a questo. È una questione molto pratica.

È lodevole la partecipazione delle istituzioni cittadine e soprattutto quella degli studenti e di tutto coloro che gravitano attorno all’Università, dai docenti al personale vario. Ma dove sono i cittadini? Dove sono i padroni delle case che ogni anno vengono affittate agli studenti e docenti fuori sede? Dove sono le attività e gli esercizi che, grazie ai sopracitati, possono aumentare i loro guadagni? Dove sono, insomma, gli algheresi?

Non è solo un problema di chi vive in seno all’Università o di chi ricopre una carica politica e deve farsi garante per essa. È un problema che dovrebbe interessare tutti. Perché siamo cittadini che costituiscono una comunità della quale anche l’Università, da qualche anno ormai, è parte integrante.

Se ritenete di dover partecipare e volete prendere una posizione sulla faccenda, potete cominciare col firmare la petizione a QUESTO LINK.

Per il resto, mi auguro che tutto si risolva per il bene.


 

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