Salvini in Sardegna, visto da destra

Il leader della Lega Nord e le sue proposte viste da un lettore sardo, liberale e di destra.


Se non ve ne foste resi conto, giovedì 11 febbraio, Salvini ha fatto un piccolo tour sardo: è venuto qui da noi per incontrare i suoi sostenitori, spingere la lista Noi-con-Salvini (versione meridionale della lega nord, ma senza secessione), partecipare ad un talk su Videolina e parlare di  “cose normali”.

CHI STA A DESTRA COME L’HA VISSUTA?

Tutti felici e contenti di aver trovato un nuovo leader da contrapporre a renziani e grillini?
Mica tanto.
Molti entusiasti, sicuramente, ma siam certi che Salvini sia la via giusta da percorrere?
Forse no.
Perché? Perché in politica si possono fare due cose: vincere o perdere, dopodiché o si governa o si sta all’opposizione. Se si sta all’opposizione, certo si può dire un po’ quel che si vuole. Se si governa invece o si è coerenti o si va a casa.
Diciamocelo subito: a tutti piace vincere, a nessuno piace perdere e rimanere coerenti è dannatamente difficile. Ma siamo sicuri, noi elettori liberali, che abbracciare il nuovo credo leghista sia il sentiero per magnifiche e progressive sorti, quello che condurrà a Palazzo Chigi, o a via Columbano?

Se ci si considera di destra, se si è convinti della supremazia dell’individuo e delle sue intoccabili Libertà economiche, politiche e civili sopra le pretese dello stato centrale, se si è contrari all’invadenza di burocrazia e burocrati, all’oppressione fiscale, all’assistenzialismo, se si crede nel merito, se si crede nei principi liberal-democratici occidentali, se si crede nell’atlantismo, se si è garantisti, pluralisti e laici, come ci si può rivolgere ad un ex-comunista-padano innamorato di Russia e Corea del Nord?

IL DIAVOLO È NEI DETTAGLI

Nella sala convegni del Carlos V ha preso per primo la parola il coordinatore algherese del movimento Noi-con-Salvini.
Chiunque abbia fatto attivismo conosce l’imbarazzo che si prova quando qualche militante prende la parola e dice assurdità in nome e per conto di tutti ad un evento pubblico.
L’intervento iniziale, fatto dal coordinatore algherese di Noi-con-Salvini, è stato un po’ questo: ha parlato male di banche, finanza, multinazionali, euro, debito pubblico e Europa, o EURSS, come la chiama Marin Le Pen, in un modo scientificamente errato al punto da essere imbarazzante.
La retorica usata non era tra l’altro affatto dissimile da quella degli esponenti di un Partito Comunista dei Lavoratori qualunque. Idee che sicuramente sarebbero state condivise da molti di quelli che stavano manifestando fuori dall’hotel con la bandiera rossa, ma decisamente irricevibili da chi ha creduto e crede nella rivoluzione liberale.

L’intervento appena citato è, appunto, un dettaglio.
Macroscopiche sono invece le contraddizioni di un partito come la Lega Nord che cerca di sfondare a livello nazionale, mandando in pensione trent’anni di logica nord-vs-sud per sposare oggi una visione ultra-nazionalista in chiave anti-europa (o, meglio, anti-nord-europa).
Su questo si potrebbe sorvolare, perché il gioco della politica è un gioco spietato, è necessario essere assai meno morbidi col programma della Lega.

ECONOMIA: CONFUSIONE TOTALE

Il problema principale dell’Italia di oggi, pacifico per chiunque abbia un po’ di buon senso, è un sistema di tassazione così assurdo che arriva ad allungare le mani non solo sui presenti con un total tax rate sulle imprese del 64,8%, un’imposta sui consumi al 22% o un cuneo fiscale al 45,2%, ma anche sui futuri nati, con un debito pubblico che sta al 133% del PIL.
Questo la Lega l’ha capito, però, se da un lato propone una Flat Tax (o tassa piatta, se anche voi odiate gli inglesismi come Matteo) con un’aliquota unica al 15%, dall’altro non spiega cosa accadrebbe alla spesa pubblica: la bestia che si nutre delle tasse e su cui vivono un’infinità di parassiti.

Per abbassare le tasse, ça va sans dire, la bestia andrebbe messa a digiuno, se non lasciata morire di fame. Matteo e i suoi invece sembrano volerle dare ancora da mangiare: la promessa è “asili pubblici gratuiti per tutti”, e ancora “abolizione della legge Fornero” – che il segretario apostrofa come “stronza” -, con conseguenti nuovi pensionati nella speranza di creare nuova occupazione per i giovani.
Ovviamente non c’è nessuna evidenza empirica circa l’aumento dell’occupazione giovanile in seguito a massicci pensionamenti, ma tant’è.
Peraltro, con un sistema pensionistico statale che attualmente pesa sulle spese dello stato – cioè dei contribuenti – per più del 16% e che ha un buco di bilancio di 10 miliardi l’anno, è evidente che abbassare l’età pensionabile e/o aumentare il numero di pensionati  vorrebbe dire mandare a gambe all’aria l’intero sistema.

Inutile, invece, perdere tempo dietro le assurde proposte anti-euro. Se i greci ci han fatto un favore, è stato mostrarci dal vivo che vuol dire il rischio di  un’uscita dall’unione monetaria. Unione monetaria di cui si può essere critici, ma che non si risolve col il ritorno alla mitica coppia Lira/svalutazione, feticcio per i vecchi più che speranza per i giovani.

Su Equitalia, solve-et-repete e studi di settore, ancora una volta, Salvini parla la lingua dei liberali anti-tasse, ma si dimentica di dire che la mostruosità che oggi conosciamo è stata frutto anche di governi di coalizione con la Lega. Chiedere scusa, prima di proporre modifiche, sarebbe gradito.

ALTRE PROPOSTE

Matteo ha parlato anche di federalismo e autonomia regionale, queste sì, battaglie storiche della prima Lega e dell’intero centrodestra. Il federalismo scorre forte dentro al capitano, ma solo entro i confini nazionali: se per Matteo la Sicilia deve (giustamente) essere responsabile quanto la Lombardia e non può assumere un esercito di forestali, altrettanto non sembra valere per l’Italia in materia di spesa, debito o aiuti di stato rispetto agli altri paesi dell’euro-zona.

Sulla giustizia dice una cosa di buon senso, sotto gli occhi di tutti: i tempi processuali in Italia son troppo lunghi. Ed è vero, tanto che ormai non si contano i rimproveri dell’Europa a riguardo.
Poi aggiunge: i lunghi tempi processuali sono un intralcio e un deterrente per gli investimenti stranieri. Verissimo! Ma cosa dice la Lega delle acquisizioni di aziende italiane da parte di investitori stranieri? Niente da fare, ancora incoerenza.

Su libertà e diritti civili non va meglio: la Lega ha in mente uno stato paternalista che dica ai suoi cittadini cosa fare, fuori e persino dentro alla camera da letto. E anche qui le incoerenze si sprecano: da un lato abbiamo la proposta di legalizzazione della prostituzione (benissimo), che servirebbe per pagare gli asili nido, dall’altro abbiamo l’assoluta contrarietà alla pratica dell’utero in affitto, perché mercificazione del bambino.
In questo caso le battute si sprecherebbero e sembrerebbe voler infierire.
E se poi fustiga il Vaticano per il numero di scandali da cui è colpito, immediatamente torna cattolicissimo nella difesa delle benedizioni  pasquali nelle scuole pubbliche, dimenticando forse una delle poche cose sensate che la nostra Costituzione prevede: la laicità dello stato e delle sue istituzioni.
Per compassione non parliamo del rispetto dei simboli nazionali come inno e tricolore.

Su immigrati e sicurezza – temi caldissimi e sentitissimi tanto per il leader del Carroccio quanto per gli elettori – l’assenza di soluzioni praticabili è  ancora più evidente. Si parla di controllo dei confini e interruzione dei trattati di Schengen, soluzioni che limiterebbero solo ed esclusivamente la capacità di movimento di persone e merci dall’Italia verso gli altri paesi europei con enorme danno della classe media che la Lega vorrebbe conquistare; oppure si propongono respingimenti, espulsioni e rimpatrii dei non aventi diritto all’asilo politico, soluzioni spesso impraticabili per l’assenza di governi legittimi sulle coste nord-africane, inefficaci per la possibilità che il migrante di turno ritorni, che otterrebbero il solo risultato di aumentare i costi per lo stato – cioè per i contribuenti – per la gestione ed il respingimento dei flussi migratori. Flussi  migratori che, in un delirio complottista degno di altre parti politiche, diventano addirittura “invasione pianificata, organizzata e finanziata per importare schiavi”.
Sul tema lavoro e immigrazione pare di ascoltare un sindacalista qualunque, ben felice di lasciare che qualcuno non lavori purché qualcun altro possa farsi pagare di più. Non proprio un grande esempio di valorizzazione del merito e fede nella concorrenza.

Durante l’intervento ha parlato spesso delle sue proposte come di “idee normali”, idee copiate dai posti in cui funzionano: Russia, Albania, Ungheria, Romania. Mancava solo la tanto amata Corea del Nord.
Inutile dire che un partito o una coalizione liberale dovrebbero guardare a Washington o Londra e non a Mosca, Budapest, Bucarest o Pyongyang.
Poco sembra avere a che fare Salvini con buona parte del mondo che vorrebbe rappresentare quindi. Cerca di sedurlo con proposte accattivanti sì, ma spesso le proposte sono incomplete, inaffidabili o addirittura irricevibili.
Il ceto medio, quello delle partite IVA, dei lavoratori dipendenti, dei liberi professionisti, degli imprenditori, “l’hard-working people”, per dirla con Cameron e Osborne, sembra essere solo il target di una campagna acquisti, proprio come sembrano esserlo i cattolici, gli ex-missini, i post-fascisti, gli scontenti, gli incazzati e altri estremisti vari.
Il capitano è un politico scaltro e un po’ spregiudicato che fa politica sin da quando aveva 22 anni. Oggi sfrutta la rabbia e le paure da cui è attraversato l’elettorato per catalizzare attenzione e voti, ma non sembra capace di offrire alcuna soluzione al declino del paese.
Il rischio pare anzi che un eventuale governo a guida Salvini possa aggravare ulteriormente la situazione.

EPIFANIA

Insomma, da liberale convinto, la sensazione finale è quella di una proposta divisa tra una critica talvolta anche condivisibile alle tante storture del paese ed una soluzione del tutto incapace di curarle.
Resta quindi il dubbio sulla convinzione con cui alcune proposte vengono avanzate, sulla serietà di tante altre. Resta il dubbio, se non la certezza, di trovarsi nel bel mezzo del mercato delle vacche pre-elettorali.
Alla fine però la buona notizia: ha detto che se non riuscirà ad arrivare al governo cambierà mestiere. Quindi c’è ancora una speranza.


 Milton Frigau


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