«I Sardi? Delinquenti di razza»

Fanno discutere le dichiarazioni di un noto antropologo e criminologo siciliano, pubblicate nel suo ultimo libro "La delinquenza in Sardegna".

Ignazio Caruso

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Di sana e robusta costituzione. Docente Lettere, blogger, mancino e juventino a tempo indeterminato.
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Stanno suscitando aspre polemiche le teorie e conclusioni pubblicate da Alfredo Niceforo, nel suo ultimo libro “La delinquenza in Sardegna”. Il criminologo e antropologo siciliano, infatti, sulla scia de “L’uomo delinquente” di Cesare Lombroso, di cui è allievo, scrive infatti: «Esiste in Sardegna una specie di plaga moralmente ammalata che ha per carattere suo speciale la rapina, il furto e il danneggiamento. Da questa zona, che chiameremo “Zona delinquente” e che comprende il territorio di Nuoro, quello dell’alta Ogliastra e quello di Villacidro, partono numerosi batteri patogeni a portare nelle altre regioni sarde il sangue e la strage».

Ma l’analisi di Niceforo, frutto di una minuziosa esplorazione dell’isola svolta negli ultimi anni, non si ferma qui. «Ogni territorio della Sardegna – prosegue il siciliano – ha una forma sua particolare di criminalità: forma che si differenzia dalle altre e che dà una speciale caratteristica al territorio in cui essa si manifesta». Il risultato, secondo l’antropologo, sarebbe «un mondo a tipo criminoso, una società non completamente evoluta in tutte le sue parti e nella quale si manifestano come reati specifici i reati propri delle società primitive, vale a dire l’omicidio, il furto, la grassazione».

Sempre secondo Niceforo, l’origine della società criminale sarda sarebbe da ricercare nella particolare forma del cranio dei sardi, indizio sicuro di un arresto sulla via dell’incivilimento: «Il cranio dolicocefalo dei sardi, cioè a forma di botte, è più piccolo del cranio normale, e dunque contiene meno cervello, e perciò meno possibilità di migliorarsi».

Il criminologo siciliano si concentra poi sull’etnia degli abitanti dell’isola: «La varietà celtica ha un temperamento etnico formato da un insieme di caratteri psicologici mitigatori dei reati di sangue, mentre la varietà mediterranea, a cui i sardi appartengono, ha un temperamento etnico formato da una serie di caratteri psicologici tendenti ai reati di sangue».

Insomma la mediterraneità della razza sarda, insieme ai «veleni» che essa ha accumulato in una sua millenaria degenerazione, sarebbero le cause «biologiche» della delinquenza isolana. La tendenza alla criminalità dei sardi, infatti, non sarebbe soltanto il prodotto di una serie di cause storiche, sociali ed economiche, ma opera della lunga stratificazione di popolazioni diverse le quali, accumulatesi attraverso i secoli nell’isola, sono andate a creare una «razza speciale» il cui carattere, frutto della struttura del corpo e del cervello, spinge inesorabilmente verso il delitto.


Per saperne di più: Alfredo Niceforo 


 

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