Sette commenti di un fatto incommentabile: il suicidio di Michele.

Rassegna di alcuni commenti sulla lettera di Michele, il ragazzo suicidatosi a Udine.

Andrea Lorettu

Andrea Lorettu

Laureato in Scienze della Comunicazione che cerca di ambientarsi nella giungla della società moderna.
Ho avuto piccole esperienze di collaborazione con testate on-line e dalla mia tesi dal titolo "La stampa italiana e Tangentopoli" si evince la mia grande passione per la politica e i media.
La mia terza grande passione, lo sport, l'ho coltivata attraverso l'attività di allenatore di calcio nel settore giovanile.
Andrea Lorettu

Una tragedia come quella di Udine è normale crei coinvolgimento emotivo e forti discussioni. La polarizzazione del dibattito sui social media è un processo che coinvolge qualsiasi tema, dal più stupido al più serio, serissimo nel nostro caso. Mi sono fatto un’idea sul gesto di Michele ma sono anche consapevole di avere pochi elementi per giudicarlo. In questi casi è necessario riflettere e, tramite questo blog, Ignazio e Claudio hanno offerto spunti interessanti. Cercherò quindi di andare oltre il fatto stesso e concentrarmi su sulla parte più irrilevante della notizia: il lettore.

Mi sono chiesto: come avranno reagito le persone di fronte ad una lettera così toccante? Così ho deciso di raccogliere qualche commento alla notizia nei profili facebook dei principali quotidiani: Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano, La Repubblica e La Stampa. Inutile dirvi che lo spettacolo non è stato dei migliori. Il corpo ancora caldo di Michele è diventato vetrina di narcisismi, consigli non richiesti, sentenze mediche da improvvisati psicoterapeuti e falsa compassione (il quantitativo di RIP fa concorrenza agli amen sotto un post di Radio Maria). Ecco una rassegna:

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Secondo queste due persone, mi piace definirli “predicatori”, Michele si sarebbe salvato grazie alla FEDE (IN MAIUSCOLO). Magari il ragazzo andava ogni domenica in chiesa ed era un fervente cattolico ma, per i predicatori, non è importante. D’altronde “quali giustificazioni trovare per un suicida?”.

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Lui è “l’analista semiotico”. Già con l’incipit “No, non ci siamo” non preannuncia clemenza. La colpa è quella di aver scritto la lettera troppo bene (“troppo lucidamente” per la precisione), fatto che denota “un’assoluta autocommiserazione”. Nel finale mostra compassione e gli dà del cinico egoista. All’interno di un commento di certo non accusabile di cinismo.

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Lui (non Vessicchio, ma chi si cela dietro questo commento) fa parte della schiera dei “maestri di vita”, i quali ritengono che Michele avrebbe dovuto fare mille altri gesti tranne quello, magari ascoltando i loro consigli. Inutile aggiungere come questa categoria fosse ben rappresentata.

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Poteva mancare il “grillino incazzato”? No, infatti. Almeno ci ha risparmiato i punti esclamativi.

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Abbiamo anche “il complottista”. Secondo lui ci sarebbe un complotto di presunti “nuovi neo-nazisti” che ci sta portando ad un suicidio di massa. Michele rappresenterebbe “un ottimo risultato” di questo progetto.

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In conclusione c’è “l’istigatore a delinquere”. Nel suo disegno, se Michele avesse imbracciato il fucile e sparato in testa al ministro Poletti avrebbe ottenuto il perdono, lassù; e invece di una lacrima ci avrebbe “regalato un sorriso”.

Questa rassegna non vuole essere né divertente, né triste e ovviamente non tutti scrivono queste cazzate. È una semplice testimonianza di come spesso, su Facebook, l’incommentabile diventa commentabile. Anche il gesto più personale, più triste e disperato che possa esistere, diventa oggetto di qualunquismo, scherno e falsa retorica. Facebook, in quanto piattaforma, è neutro; sono contenuti come questi a renderlo spiacevole, sgradevole e puzzolente. Alcune persone ci buttano dentro la spazzatura e, una volta fatto, tornano alla loro vita normale. Quella a cui Michele ha deciso di rinunciare. Ora però, lasciatelo in pace.


 

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