Lo smart working come opportunità per la Sardegna

Un'idea per creare nuove possibilità di lavoro e sviluppo sull'isola per rilanciare la Sardegna in questo periodo di contrazione economica

Lo smartworking rapresenterà un nuovo modo di lavorare perfetto per svolgersi in Sardegna: l’opinione di Paolo Fois.

 

In un momento particolarmente difficile per il settore turistico vorrei lanciare un’idea che mi piacerebbe qualcuno colga e declini come meglio ritiene.

 

La Sardegna è una località turistica, fino qua niente di nuovo. Nel 2019 abbiamo visto un totale di 3.557.577 persone in arrivo sull’isola, poco più della metà di questi stranieri l’altra metà italiani. Solo nei mesi di aprile, maggio e giugno nel 2019 ci sono stati 1.000.000 di arrivi (il 30% del totale).

 

È facile immaginare le cifre di quest’anno per gli stessi mesi (ZERO, o quasi).

 

Arrivi e presenze Sardegna 2019

Invece di concentrarmi sulle conseguenze della crisi per il settore turistico e sull’indotto vorrei concentrarmi sulle potenziali opportunità che la situazione attuale ha generato.

Quello che emerge dai due mesi di quarantena è che ci sono dei trend che erano già ben affermati pre-pandemia che sono stati spinti in avanti di 10 anni in 2 mesi. Per citare i due più rilevanti: E-commerce e smart-working.

Per capire che tipo di accelerazione ha avuto il trend dell’e-commerce, prendiamo un numero: +79,8% è l’aumento percentuale degli acquisti online per beni di largo consumo (prodotti da supermercato per intenderci) nelle settimane dal 17 febbraio al 15 marzo 2020 rispetto al 2019.

Largo consumo italia 2020

Vorrei invece concentrarmi particolarmente sul trend dello “Smart Working” e la grossa opportunità che rappresenta per quei luoghi turistici che quest’anno verranno messi fortemente in difficoltà dalla situazione sanitaria, Sardegna e Alghero compresa.

 

Nel mondo post-pandemia la mia previsione è che le aziende offriranno ai dipendenti la possibilità di fare smart working in percentuale molto più alta e per diversi giorni alla settimana, anche per settimane di fila.

Questo sarà vero almeno per la fase di transizione in cui per alcuni la possibilità di lavorare da remoto verrà estesa per necessità.

Vediamo i numeri: il 40% della forza lavoro in Italia attualmente lavora da remoto. Secondo le stime dell’osservatorio del Politecnico di Milano “smart working e cloud transformation” nel 2019 erano 570.000 le persone che avevano la possibilità di fare smart working, nel 2020 siamo arrivati a 8 milioni (+1.303%).

Da un sondaggio emerge come il 60% di queste voglia continuare a farlo post-pandemia. Si parla di 4,8 milioni di persone vuoto per pieno.

 

Molte sono le aziende che hanno annunciato cambiamenti radicali nella gestione del lavoro. Per esempio il CEO e fondatore di Twitter Jack Dorsey ha annunciato che i suoi dipendenti saranno liberi di lavorare da remoto per un tempo indefinito, quando e come vorranno, anche a emergenza superata. Un’altra azienda che prende iniziative simili è Google: i suoi dipendenti non torneranno negli uffici della compagnia almeno fino al 2021.

 

Zuckerberg con la sua Facebook, ha invece annunciato che lascerà la possibilità ai suoi dipendenti di lavorare da remoto anche al rientro in ufficio pianificato per il 4 luglio 2020 e che l’azienda inizierà ad assumere dipendenti interamente da remoto.

L’imprenditore prevede che tra 10 anni il 50% dei dipendenti dell’azienda sarà in smart working.

A questo trend che si va a consolidare si unisce il fatto che quest’anno probabilmente per molti non si ripeterà la tipica cerimonia tutta italiana dello stop della produzione di agosto. L’incertezza sulla possibilità di spostamenti verso luoghi di vacanza, l’utilizzo delle ferie di molti dipendenti a causa della pandemia e ancora di più l’auspicata ripresa della produzione per la manifattura faranno in modo che ad agosto quest’anno in Italia tendenzialmente si lavorerà.

 

A questo punto l’idea nasce spontanea: nel momento della riapertura degli spostamenti, almeno sul territorio italiano, se con lo smart working si può lavorare da ovunque ci si trovi, perché non andare a lavorare in un posto considerato da sempre meta di vacanza?

O in una città che magari si ha sempre voluto visitare?

O ancora perché non affittare una casa in qualunque posto con 2 o 3 amici anche loro in lavoro da remoto o con la famiglia?

 

Quello che succederà spero è che la risposta a queste domande possa generare una nuova tipologia di viaggiatori: gli “smart-workers”, persone che potrebbero tra le altre cose, risollevare le sorti turistiche di molti luoghi, creando un potenziale flusso di viaggiatori anche “fuori stagione”.

 

 

 

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