Breve storia del Giro d’Italia in Sardegna

1961, 1991, 2007 e ora 2017: mancava da dieci anni e dopo dieci anni rieccolo qua, il Giro, con un ritorno che è anche una partenza.

Ignazio Caruso

Ignazio Caruso

Di sana e robusta costituzione. Docente Lettere, blogger, mancino e juventino a tempo indeterminato.
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Mancava da dieci anni. Ancora prima, mancava da sedici e prima ancora da trenta. 1961, 1991, 2007, la storia del rapporto tra il Giro d’Italia e la Sardegna non è fatta certo di riti consolidati, monotonia e appuntamenti abituali, ma è una relazione a distanza, condita da incertezze, esitazioni, lunghe assenze e fiammate di passione. Proprio per la rarità con la quale questo fuoco si accende, succede che quando isola e bici si incontrano si ha l’idea di assistere a un evento epocale, che entra nella vita di molti, scandisce il tempo che passa, si fissa come punto di riferimento nei nostri ricordi – atto di cui solo i grandi avvenimenti, soprattutto sportivi, sono in grado.

La Sardegna si sta facendo bella, più bella che mai, come una donna prima di una cena galante: mette il mascara sulle strade, indossa un bel vestito rosa, cura il proprio verde e mette in mostra le sue spiagge. Dall’altra parte, le biciclette sono pronte ad ammirarla, percorrere le sue curve, sentire i suoi sapori, da un estremo all’altro, da nord a sud, attraversando una terra che per anni è stata lontana, esotica, primitiva e che ora si vuole raccontare diversa, nuova, contemporanea, senza dimenticare la propria personalità.

1961, 1991, 2007 e ora 2017: mancava da dieci anni e dopo dieci anni rieccolo qua, il Giro, con un ritorno che è anche una partenza – da Alghero, il 5 maggio – e tre tappe che andranno a tessere un piccolo tour lungo la costa settentrionale e orientale dell’isola, fino all’arrivo a Cagliari.

LA PRIMA VOLTA – 1961

E proprio Cagliari ospitò la prima volta del Giro in Sardegna. Era la quarantaquattresima edizione, quella del 1961, interamente dedicata al centenario dell’Unità d’Italia. Il ciclismo, in quegli anni, era a tutti gli effetti uno sport nazionale, popolare ed eroico. Il patron Vincenzo Torriani disegnò una corsa che toccò tutte le regioni italiane. Nove corridori raggiunsero l’isola imbarcandosi da Quarto – non a caso – il 22 maggio e arrivarono Cagliari la mattina del 23 maggio. Per il trasferimento, la carovana rosa si avvalse di due traghetti, il Cabo san Roque e il Cabo San Vicente.

La tappa, con arrivo e partenza nel capoluogo sardo, si svolse il 24 maggio, lungo un circuito lungo appena 118 chilometri che attraversò diversi centri della provincia. A vincere fu Oreste Magni con una volata. L’eroe della giornata, però, fu Giovanni Garau di Santa Giusta (Oristano), uno dei pochi sardi in assoluto ad aver partecipato al Giro, e l’unico ad averlo concluso – insieme al nostro Fabio Aru. Garau tentò la fuga a 50 chilometri dall’arrivo di Cagliari ma, a causa di un forte vento contrario, il gruppo riuscì a riprenderlo facilmente prima del traguardo. «È stata un’esperienza splendida pedalare al Giro d’Italia nella mia isola – dirà poi – l’emozione del grande giro e l’emozione di essere a casa».

A trionfare a Milano, contro ogni pronostico e senza vincere mai una tappa, sarà poi Arnaldo Pambianco, romagnolo di 26 anni detto il garibaldino per la sua maniera aggressiva di correre: grazie a una fuga a sorpresa durante la quattordicesima tappa, conquistò la maglia rosa. Il grande Anquetil, nonostante i ripetuti attacchi, non riuscì più a recuperare.

TRENT’ANNI DOPO – 1991

In trent’anni succedono un sacco di cose. Cambiano i governi, in tanti si ribellano, cambiano vestiti, tagli di capelli, occhiali da sole, cambiano le macchine, le televisioni, cadono i muri, cambiano le chitarre, cambia proprio la musica, l’arte, nasce un sacco di gente, muore un sacco di gente, malata, di vecchiaia, ammazzata, cambiano le temperature, si estinguono specie animali, esplodono centrali nucleari, saltano in aria auto, palazzi, stazioni. Insomma, in trent’anni cambia tutto – anche il ciclismo – e trent’anni ha dovuto aspettare la Sardegna per rivedere nuovamente una maglia rosa attraversare le proprie strade.

Nel 1991 il Giro d’Italia partì da Olbia e affrontò tre tappe nell’isola: 26 maggio la Olbia-Cagliari, 193 chilometri, vinta dal francese Philippe Casado; il giorno dopo, la semitappa mattutina Olbia-Sassari di 127 chilometri, vinta in volata nel piazzale Segni da Gianni Bugno, seguita nel pomeriggio da una minicronometro che vide il successo del varesino Gianluca Pierobon; il 28 maggio, invece, da Sassari si ritornò a Cagliari, dove trionfò un giovane di 24 anni molto veloce in volata: Mario Cipollini, futuro Re Leone del ciclismo italiano e Campione del Mondo a Zolder nel 2002.

Ad aggiudicarsi la 74esima edizione della corsa rosa sarà, a sorpresa, Franco Chioccioli, soprannominato il coppino per la sua somiglianza con Fausto Coppi. Mentre tutti davano per favorito Claudio Chiappucci, il 32enne scalatore sorprenderà tutti con una tattica di gara tanto dispendiosa quanto efficace: sempre all’attacco, anche quando aveva la maglia rosa. «Sì, Dio mi avrà aiutato di sicuro. Però a sudare su quella bicicletta c’ero io», dirà alla fine.

L’ULTIMO RICORDO – 2007

Nel maggio del 2007 non c’era ancora la crisi, Facebook non esisteva – non in Italia perlomeno – la Juventus era in Serie B e chi scrive doveva ancora compiere vent’anni: basterebbero queste tre coordinate temporali per capire che dall’ultima volta del Giro in Sardegna molte cose sono cambiate.

In occasione del bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi, la corsa rosa partì dall’isola, o meglio, dall’isola nell’isola, e affrontò tre tappe: il 12 maggio, Caprera-La Maddalena, una cronometro a squadre di 24 Km; il giorno seguente, attraversando la costa nord-occidentale, i ciclisti percorsero i 203 chilimetri che da Tempio portano a Bosa; il 14 maggio, infine, il solito arrivo a Cagliari, partendo da Barumini, per una tappa di 181 chilometri.

Quell’anno, i corridori attraversarono Alghero, la città dalla quale, dieci anni dopo, il giro partirà. Erano le tre del pomeriggio 15 di una soleggiata domenica di maggio, quando 190 biciclette arrivarono a tutta velocità dalla la strada provinciale 292, la Due Mari, scesero in via Liguria fino alla litoranea di via Lido, che percorsero tutta intera, videro la sabbia, il mare, la gente, corsero poi verso il porto, affollato di barche e spettatori, affrontarono il leggero strappo in salita di via Cagliari, quindi via Giovanni XXIII, per poi lasciarsi la città alle spalle e imboccare la provinciale per Villanova Monteleone da dove, dopo il traguardo del gran Premio della Montagna, giunsero a Bosa. Vinse il velocista australiano Robbie McEwen, che ebbe la meglio su Paolo Bettini e Alessandro Petacchi. Danilo Di Luca vestì quel giorno la maglia rosa che, dopo alcuni passaggi di consegne, riuscì a portare fino a Milano.

IL RITORNO – 2017

Mancano ormai pochi giorni. Il 5 maggio, dieci minuti dopo mezzogiorno, il centesimo Giro d’Italia partirà da Alghero. Nel corso dei 565 chilometri che i ciclisti percorreranno sull’isola, numerose saranno le città, i piccoli comuni, gli itinerari e i paesaggi affrontati: da Alghero si passerà per Sassari, Castelsardo, Santa Teresa di Gallura, Palau e Olbia nella prima tappa; poi Buddusò, Bitti, Orune, Nuoro, Dorgali, Baunei, Tortolì, nella seconda; Muravera, Villasimius e ovviamente Cagliari nella terza.

Numerosi saranno gli eventi collaterali che coinvolgeranno tutto il territorio regionale e le città di partenza e arrivo in particolare. L’isola si mostrerà in 192 paesi, con oltre 400 testate giornalistiche, 265 portali web, e più di 2000 giornalisti al seguito. Avrà gli occhi del mondo puntati addosso. Sarà notata, ammirata, corteggiata. in tanti se ne innamoreranno; in molti vorranno rivederla. Qualcuno la vorrà per sempre. E se non riuscite a capire quanto questo possa contare, quanto questo possa valere, non vi resta che chiederlo alla prima donna che passa. Va bene anche la seconda.


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