Se la storia in Sardegna è rappresentata dalle pecore ci sarà un motivo: che vogliamo fare?

Un'illustrazione che promuove i luoghi storici in Italia sceglie delle pecore come simbolo della Sardegna. Ci sarebbe molto altro, ma l'abbiamo saputo valorizzare a dovere?

Claudio Simbula

Claudio Simbula

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Claudio Simbula

Negli ultimi giorni quest’immagine è diventata virale.

Illustrazione-alla-scoperta-italia

Nell’illustrazione “Alla scoperta dell’Italia”  le regioni italiane vengono rappresentate da un simbolo del loro patrimonio storico. Per il Lazio il Colosseo, per la Lombardia il Duomo, per la Toscana il David e la torre di Pisa e per la Sardegna… le pecore.

È subito montata un’ondata di sdegno.

Ora, ci lamentiamo che la Sardegna sia rappresentata da delle pecore.

Ci lagniamo che nessuno conosca la storia archeologica di quest’isola.
Ci disperiamo del fatto praticamente nessuno abbia un’idea dell’origine dei nuraghi (o di cosa siano i nuraghi stessi), della civiltà che li ha realizzati, dell’intera storia archeologica di un’isola che nel passato ha rivestito una grande importanza.

Ci stracciamo le vesti (anche quelle in velluto) perché la Sardegna e la sua cultura, nel mondo, semplicemente non esistono, o quasi.

Per lamentarsi c’è sempre tempo.

Ma noi cos’abbiamo fatto per fare in modo che quest’isola fosse conosciuta per la sua storia, in Italia e nel mondo?

RICERCHIAMO I NURAGHI SU GOOGLE

Se si fa una ricerca su Google della parola Nuraghe, i primi 5 risultati sono questi:

  1. Pagina Wikipedia
  2. Pagina del sito istituzionale Sardegna Turismo
  3. Un articolo di Focus.it

Poi seguono siti gestiti da piccole agenzie di viaggio, TripAdvisor, operatori locali e blog di settore, che hanno spesso la pecca di essere disponibili solo in italiano.

Ricerca-nuraghe-google-sardegna

 

Un po’ poco per rappresentare la grandezza di questi monumenti, per raccontare un’antica civiltà.

Allora sorge spontanea una domanda: che progetti abbiamo portato avanti negli anni per raccontare e descrivere l’archeologia sarda e per fare in modo (per dirne una) che i Nuraghi emergessero come punti d’interesse e destinazioni?

Cos’abbiamo fatto perché si parlasse dell’altare di Monte D’Accodi, dei giganti di Monte Prama e di tanto altro, in maniera adeguata, con la dovuta grandezza?

Quali scelte strategiche di comunicazione, posizionamento e marketing sono state fatte e che risultati hanno avuto?

Siamo bravi nel lamentarci.

Ma chi ha veramente provato a fare qualcosa per fare in modo che non si arrivasse a questi risultati?

 

Possiamo prendercela con la politica, e non sarebbe sbagliato. Se non fosse poi che la politica, i politici, sono scelti da noi.

E allora, cosa abbiamo fatto per arrivare a scegliere politici migliori?

O, in alternativa, quali progetti siamo riusciti a proporre, nel privato?

 

Il “rilancio della Sardegna”, la migliore comunicazione, il migliore posizionamento sono temi di cui si discute dall’inizio dell’autonomia stessa di quest’isola.

Oggi, con i media digitali, arrivare a raccontare la Sardegna, la sua storia, il prestigio del suo patrimonio archeologico è ancora più semplice rispetto al passato.

Ci troviamo in un momento storico in cui si possono trovare idee, risorse e competenze, anche unendo le forze tra privati.

Allora, che vogliamo fare? Visto che in passato non è stato fatto abbastanza, quali sono le prospettive per il futuro?

L’ultima iniziativa della Regione parla di un progetto che rilanci la Sardegna utilizzando testimonial del mondo sportivo e costruendo dei finti nuraghi in giro per il mondo, appoggiandosi ai circoli di emigrati sardi.

Dunque, creando dei nuraghi falsi. Wow.

Non sarebbe meglio usare quel budget per una robusta campagna di comunicazione, magari coinvolgendo degli opinion leader autorevoli che raccontino la storia della Sardegna e realizzando dei percorsi capaci di farla vivere?

Il Tour dei Nuraghi o la scoperta dell’archeologia rappresentano già delle iniziative di destagionalizzazione (la parola magica), che se ben promosse potrebbero funzionare.

Utilizzando i media digitali per una vera campagna di comunicazione regionale si potrebbero misurare i risultati, fare un identikit del turista ed essere più precisi: un’idea probabilmente più efficace dell’ultima “campagna pubblicitaria” dedicata alla Sardegna, realizzata dall’Assessorato al Turismo quest’estate, con 1,2 milioni di euro spesi per inserzioni pubblicitarie sui maggiori quotidiani nazionali, con foto di spiagge.

Un po’ poco, poco attuale e probabilmente poco efficace.

Dunque, in che direzione si vuole andare?

Una cosa è certa: se non ci muoviamo a raccontare al meglio la Sardegna, le pecore lo faranno per noi.

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