Vanessa e Greta, abbiamo solo da imparare

Vanessa e Greta, abbiamo solo da imparare

Per riportare a casa le due ragazze pare sia stato pagato un riscatto di circa 12 milioni di dollari. Il sentimento che prevale, girando nel web, è quello dell’indignazione popolare. Anche se si sono dimostrate migliori della maggior parte di noi.

Alessandro Fadda

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Laureato in design. Appassionato di tutto ciò che è compreso nel dittico arte e cultura.
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Dopo sei mesi di prigionia sono state liberate Vanessa e Greta, le due cooperanti partite in Siria per aiutare la popolazione della provincia di Aleppo, devastata dalla guerra, e rapite il 31 luglio dell’anno scorso. Voi direte “finalmente”, come sarebbe giusto pensare. Invece il sentimento che più compare, girando nel web, è quello dell’indignazione “popolare”. Il fatto è tutto da verificare, ma pare sia stato pagato un riscatto, circa 12 milioni di dollari, per riportare a casa le due ragazze.

Il fatto che siano rimaste prigioniere per tutto questo tempo, due giovani donne in un paese straniero con l’incertezza di sopravvivere giorno per giorno, passa in secondo piano se si pensa alla cospicua somma pagata ai terroristi. C’è un problema di percezione che colpisce gli individui di questo paese. Una sorta di malformazione che sposta il pensiero dell’italiano dal cervello alla pancia.

E così, in maniera viscerale, ci si indigna e si spara a zero su ogni azione che comporta una reazione contraria al trend del periodo. Ci si indigna perché, come alcuni giornali riportarono al tempo del rapimento, queste due ragazze vennero descritte come due arriviste, due ragazzine che volevano sentirsi importanti e per questo volevano andare nei paesi colpiti dalla Primavera Araba per potersi fare i selfie.

Non sono un ipocrita e non ho nemmeno una completa visione delle cose che accadono nel mondo. Inizialmente anche io sono cascato nella trappola della demagogia, dove tutto è il contrario di tutto e vince chi ti sbatte in faccia la propria opinione per primo. Anche io ho creduto che fossero soltanto due ragazzine che, volendo fare le alternative, sono finite in qualcosa più grande di loro.

Quanto vale la vita di due ragazze che potrebbero essere vostre figlie, nipoti, amiche o sorelle?

Poi è giunto il buonsenso e, cercando un risposta al perché due ragazze italiane con una vita normale dovrebbero andare in un paese in guerra, ho scoperto che non esiste una risposta e non dovrebbe nemmeno essere formulata la domanda. Perché semplicemente ognuno è libero di poter scegliere in che modo aiutare l’umanità. Ognuno ha un suo modo di vedere le cose e di reagire di conseguenza. E non posso accettare l’accusa che si alza nei confronti di Vanessa e Greta, secondo la quale il loro gesto non sarebbe del tutto genuino.

Ma, dico io, è già difficile vedere la solidarietà tra adulti che vivono in questo paese; è difficile vederla tra gli abitanti di uno stesso condominio e voi credete che due giovani decidano di lasciare l’Italia per andare in Siria dove è in atto una guerra? Se fossero davvero state così le cose, non pensate che si sarebbero sentite appagate nel fare la beneficienza dei “mi piace” su Facebook? Oppure fare le combattenti da tastiera, rivelando immense verità dalla propria camera da letto e dimenticandosi delle medesime appena spendo il computer?

Abbiamo solo da imparare da storie come quelle di Vanessa e Greta perché loro hanno avuto il coraggio di portare avanti un loro ideale, di portare a compimento una propria aspirazione e solo per questo si sono dimostrate migliori della maggior parte di noi. È stato pagato un riscatto, si è per l’ennesima volta finanziato il terrorismo.

Ma ponetevi la domanda: quanto vale la vita di due ragazze che potrebbero essere vostre figlie, nipoti, amiche o sorelle? Sono scelte difficili e meno male c’è chi le prende per noi. Distogliere lo sguardo dall’altra parte e bollare i fatti in base a come ci si sente in quel momento non aiuta nessuno. Loro meritano rispetto nonostante tutto e non andavano lasciate da sole. Il resto è solo gossip.


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