Vermentino-gate: questione di etichette

La recente cena alla Casa Bianca con Renzi e Obama ha suscitato molte polemiche e di mezzo c'è andato anche il vino servito, un "Vermentino" statunitense, insieme alla sua etichetta.

Elias Fadda

Elias Fadda

Studente di economia, mi son trovato a scrivere per caso. Interessato a molte cose, forse troppe, quelle che più mi appassionano sono sport, musica, storia e cibo.
Elias Fadda

Latest posts by Elias Fadda (see all)


La recente cena di gala organizzata alla Casa Bianca ha, senza dubbio, sollevato molta polvere. Prima la polemica, soprattutto sui social, non ha risparmiato Bebe Vio, Benigni e la consorte di Renzi; poi di mezzo ci è passato pure il vino. Per caso non era all’altezza della cena? Ma no, tutta questione di etichette. Oggetto della discordia il Vermentino prodotto e commercializzato dalla cantina californiana Palmina, accusato di essere fuorilegge. Così sostiene Mauro Pili, il quale ha chiesto un’interrogazione parlamentare al Ministero degli Esteri e a quello dell’Agricoltura. Secondo il deputato di Unidos «l’utilizzo di un marchio vermentino è un atto vietato da tutte le leggi europee e dagli stessi accordi tra Stati Uniti e Europa. Accettare questa vergognosa farsa della cena di Stato significa avallare un illecito che potrebbe minare alla radice la tutela del Vermentino di Sardegna e di Gallura, gli unici che potevano essere venduti e serviti con quel nome».

Sappiamo per esperienza quanto Pili si presti a questo tipo di polemiche e quante volte – ahilui – queste ultime si siano spesso concluse con dei grandi buchi nell’acqua. Ma se stavolta avesse ragione? La situazione è piuttosto complessa: proviamo a fare un po’ di chiarezza.

Partiamo dal principio con una scheda identificativa del presunto fuorilegge.

 

schermata-2016-10-22-alle-14-35-44

Nome: Vermentino 2015 “Santa Ynez”

Cantina: Palmina

Prezzo: 28 $

Il Vermentino, lo sanno tutti, è un’uva, un vitigno tipico della zona del Mediterraneo coltivato in Francia, Spagna, ma soprattutto in Italia – e soprattutto in Sardegna – oltre che in Toscana, Piemonte e Liguria. Gli americani – tzè – sul loro sito ci dicono essere questo un vino strutturato, leggermente aromatico e dal profumo delizioso. Inoltre lo zio Sam ci consiglia vivamente di accompagnarlo con del pesce – doppio tzè –. Per quanto non possiate crederci questo prodotto da Palmina è, visto anche il prezzo, un vino di una certa qualità e a sottolinearlo è anche la denominazione “Santa Ynez Valley”, un’AVA (American Viticultural Area), che altro non è che una denominazione d’origine come lo sono le nostre varie DOC, DOCG e IGT, e quindi regolarmente protetta dalla legislazione statunitense tanto quanto lo sono le nostre.

Ad ogni modo, secondo il regolamento CE 607/2009 riguardante «le denominazioni di origine protette e le indicazioni geografiche protette, le menzioni tradizionali, l’etichettatura e la presentazione di determinati prodotti vitivinicoli», solo in Italia possono essere prodotti vini che contengano in etichetta il nome “Vermentino” o un suo sinonimi. E, fin qui, Pili avrebbe anche ragione. Ma questa è una norma valida solo all’interno dei confini della Comunità Europea, perché per quel che riguarda gli Stati Uniti la norma di riferimento è l’accordo bilaterale fra questi e l’Unione Europea sul commercio del vino, nel quale gli Stati Uniti si impegnano a non mettere in etichetta alcune delle denominazioni di origine, tutte appositamente elencate. In questo elenco sono presenti sia il Vermentino di Gallura che il Vermentino di Sardegna, ma non “Vermentino”, indi per cui “Vermentino 2015” può essere regolarmente commercializzato all’interno degli USA.

Da qui mille considerazioni: è giusto? È sbagliato? La reputazione del Vermentino sardo viene compromessa? E gli export? E mille altre. Noi intanto stappiamo una buona bottiglia di Vermentino DOC o DOCG.

Cin cin zio Sam!


 

Commenta

commenti